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Politica

Parla l’ex: "I grillini? Sono solo una scatola vuota"

Il fedelissimo di Casaleggio: «Non c’è un progetto economico»

Gli ex grillini all'attacco del sistema Casaleggio "Ecco come fa gli affari"

«I Cinque stelle sono un contenitore vuoto. Anche dal punto di vista del programma economico. E non può essere che così, perché il movimento non è altro che una creatura personale, ideata e costruita all`interno di una società di consulenza che si occupa di pubblicità e di strategie sulla Rete. Non di altro».

Nicola Biondo, scrittore e giornalista, è stato uno degli uomini più vicini a Gian Roberto Casaleggio e, fino al 2014, responsabile della comunicazione dei Cinque Stelle alla Camera. L`anno scorso ha pubblicato, insieme a Marco Canestrari, Supernova. I segreti, le bugie e i tradimenti del moVimento 5 stelle (Ponte alle Grazie). «Accusavano Berlusconi di avere costruito su Publitalia lo scheletro di un partito politico», racconta. «Qui si va ben oltre, qui l`identificazione tra azienda e politica è totale».

Che cosa intende?

«Tutto è nato nella testa di Gian Roberto Casaleggio che a un certo punto ha stabilito un principio: il movimento oggi e lo Stato poi, si governano attraverso un`azienda, la sua. E Gianroberto, che era davvero geniale, riusciva a ridurre tutto alla semplicità, sostanzialmente a un meccanismo pubblicitario. Praticando spessissimo quello che il blog di Grillo condannava con parole feroci».

Per esempio?

«Un esempio è stato il salto di qualità in termini di fatturato. Per la Casaleggio il momento della svolta arriva quando inizia a lavorare per l`Idv di Antonio Di Pietro. È l`azienda a incassare una bella fetta di finanziamento pubblico del partito. Le ricordo che in quegli anni per i grillini erano soldi praticamente rubati. Poi tenga presente il significato originario delle Cinque Stelle, che rappresentano alcuni macro-temi: acqua, ambiente, trasporti, connettività, sviluppo. All`inizio sono tutti argomenti che hanno una connotazione di sinistra e il Movimento pesca proprio tra i delusi della sinistra. Poi Gianroberto, che ha una sua strategia, decide di dare un taglio netto. È lui a dettare una serie di post che vengono pubblicati in Rete e che sono contro gli immigrati, contro i romeni e così via. Si va a destra, ma destra e sinistra non contano. Da questo punto di vista Casaleggio è un vero arcitaliano».

E cioè?

«Arcitaliano nel senso in cui ne parlava Giorgio Bocca: quello che giovava a lui andava per definizione bene al Paese. Nella sua creatura una visione economica precisa non c`è mai stata. Prendeva concetti di sinistra, li rielaborava da uomo d`azienda di destra che si era appiccicato l`immagine da imprenditore illuminato alla Olivetti, figura dalla quale era lontanissimo. Un giorno ci confidò che era tra i quattro gatti che andava a sentire il Bossi delle origini. Poi abbiamo controllato e abbiamo avuto delle conferme: era vero, ma allora non avrebbe mai potuto dirlo pubblicamente».

Lei parla solo di Casaleggio, ma non delle idee di Grillo.

«Ma la figura di Grillo va capita: è stato un volto, un megafono. Casaleggio aveva bisogno di una maschera da mettere sul palcoscenico visto che lui i voti non avrebbe mai potuto prenderli. Grillo a quello è servito: è una lavagna intonsa, un foglio bianco, attraverso cui Casaleggio ha veicolato i suoi messaggi. Di suo non ha mai avuto un`idea. Di recente ha fatto rumore il fatto che abbia firmato il manifesto pro vaccini di Roberto Burioni; le assicuro che domani potrebbe firmare il contrario. È capitato anche a me di accompagnarlo in giro per l`Italia. Quando doveva parlare ci vedevamo nel suo camper, gli dicevo: oggi si parla di questo, le cose da sapere queste, i messaggi da fare passare questi altri ancora. Divulgava un copione scritto da qualcuno. Non è mai stato un leader. Anzi, le confesso che anche per me è stato una delusione, pensavo avesse più sfaccettature, più profondità».

Oggi però le cose sono cambiate, Gianroberto è morto, e a succedergli alla guida dell`azienda è stato il figlio Davide.

«Che ha, se possibile, perfezionato il conflitto di interessi. Ha formalmente separato l`azienda dal movimento, affidando quest`ultimo alla piattaforma Rousseau. Un giochetto, visto che ha in mano la Casaleggio e ha anche il controllo assoluto di Rousseau. Il partito resta l`asset commerciale su cui la società di famiglia fonda le sue azioni di lobbying. Anzi, detto più chiaramente, è l`unico asset commerciale. Dal punto di vista tecnico l`azienda non è granché, visto che ha inaugurato Rousseau per vederselo hackerare il giorno dopo. Eppure ci sono grandi imprese come Poste Italiane e molte altre che fanno la fila per partecipare alle sue iniziative. Ci sarà pure un motivo».

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