La vicenda sollevata da Il Giornale finisce in Parlamento. Al centro c’è la conferenza stampa organizzata alla Camera dalla parlamentare del M5S Stefania Ascari per chiedere la liberazione di Abu Safiya, l’ex direttore di un ospedale di Gaza arrestato da Israele con l’accusa di essere un ufficiale di Hamas, come testimonia la foto del 2016 in cui indossa un’uniforme riconducibile al gruppo terroristico. Evento in cui suo figlio ha tirato in ballo la bimba di Giorgia Meloni, Ginevra, parlando per giunta in arabo. Dopo la levata di scudi di Fratelli d’Italia, il partito della premier è passato alle richieste di chiarimento formali con un’interrogazione parlamentare firmata da Sara Kelany, Galeazzo Bignami, Francesco Filini e una lettera al presidente della Camera Lorenzo Fontana dal capogruppo di Fdi Bignami. Nell’interrogazione al ministro dell’Interno Matteo Piantedosi ci si chiede «se non ritenga che la presenza di soggetti legati alla simbologia di organizzazioni terroristiche quali Hezbollah e il Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina, unita alla conduzione di interventi in lingua straniera privi di traduzione istituzionale, configuri una palese ed elevata vulnerabilità per la sicurezza nazionale, l’ordine pubblico e l’incolumità delle massime cariche dello Stato». Non c’era solo il figlio di un uomo accusato di appartenere ad Hamas: un ruolo di primo piano lo ha avuto anche Samir Al Qaryouti, presentato come semplice interprete. Ma dietro si nasconde un profilo politico e ideologico, legato alla galassia in cui si incontrano islam politico, attivismo filopalestinese e comunismo.
Al Qaryouti è infatti un frequentatore anche del mondo sciita, oltre che un sostenitore del Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina (FPLP), organizzazione marxista-leninista palestinese inserita nell’elenco delle organizzazioni terroristiche dell’Ue. Al Qaryouti non è però nuovo al mondo dell’opposizione, essendo stato ritratto anche insieme a Giuseppe Conte già nel 2022. Poi il 27 maggio 2023: sedeva come relatore a un evento presso il centro iraniano Imam Mahdi di Roma, punto di riferimento dell’ambiente sciita della Capitale. In quell’occasione erano presenti anche Marco Morelli, un diplomatico iraniano, l’ex brigatista rosso Maurizio Falessi e Hassane Assi. Quest’ultimo è un fan di Hezbollah che figurava come responsabile del gruppo territoriale del M5S di Santa Maria a Vico. Un insieme di frequentazioni che rende quantomeno riduttivo presentare Al Qaryouti come un interprete. La presenza di questi soggetti all’interno del nostro Parlamento ha infatti comportato la richiesta al presidente Fontana di «valutare l’adozione di eventuali provvedimenti disciplinari nei confronti della deputata Ascari, quale promotrice e responsabile dell’organizzazione dell’evento». D’altro canto, come spiega la responsabile immigrazione di Fdi Sara Kelany a Il Giornale «Ascari si conferma improvvida e inadeguata al ruolo che ricopre. Dopo aver aperto le porte della Camera a Mohammed Hannoun, ristretto in carcere con l’accusa di aver raccolto fondi per sostenere Hamas, seguita a usare le sedi istituzionali per dare sostegno a figure vicine al mondo del fondamentalismo islamico». E aggiunge che è «inaccettabile che le foto della premier con la figlia siano rimbalzate su profili social anche estremisti, come Nur Resilienza, la pagina dell’imam di Torino Brahim Baya. Emergono profili di sicurezza che devono essere attenzionati, perché queste vicende suonano come un avvertimento o un messaggio subliminale diretto a terzi».
Italia, venerdì alla Camera ha ospitato Elyas, il figlio di Hussam Abu Safiya, quest’ultimo in galera in Israele, ritenuto un ufficiale del gruppo terroristico.
Titolo della conferenza: «Libertà per il dottor Abu Safiya». Il figlio del presunto terrorista ha tirato in ballo non solo Giorgia Meloni ma anche la figlia Ginevra. Abbiamo riportato la notizia e il capogruppo dei 5Stelle alla Camera, Riccardo Ricciardi, ieri è partito kefiah in resta: «È una polemica indegna. Non solo per l’insensata campagna d’odio contro la collega. Le parole del figlio del medico palestinese ospite dell’evento erano semplicemente un accorato appello rivolto alla Meloni sulla base del comune senso di amore filiale, nulla di offensivo. Siamo orgogliosamente al fianco di Ascari». Della quale ci sono foto pure con Riyad Albustanji, detenuto in regime di alta sicurezza a Sassari. Ricciardi è lo stesso che alla Camera, per attaccare Israele, ha detto che in passato era stata una democrazia «a fare l’Olocausto», e in effetti Adolf era aperto al dialogo. Quasi dimenticavamo che nel cursus honorum della Ascari ci sono pure conferenze organizzate coi Carc (Partito dei Comitati di Appoggio alla Resistenza per il Comunismo).
I consiglieri regionali di cui parlavamo sono Irene Galletti e Luca Rossi Romanelli, i quali venerdì hanno partecipato alla manifestazione livornese per lo sciopero generale e consegnato a Francesca Albanese, loro regina dei pro Pal, un documento sull’attività svolta «per la causa palestinese».
Anche l’eurodeputato Gaetano Pedullà, ornato di kefiah, si è scattato un selfie con Hannoun in occasione di un evento pubblico, e a Bruxelles, tra la sinistra, si contende il ruolo di capo pro Pal con Mimmo Lucano di Avs.
Dario Carotenuto invece, entrato in parlamento a 44 anni e con un reddito da 1.320 euro lordi all’anno nonostante un ricco curriculum tra cui spicca l’aver superato le selezioni come bassista in una band americana con cui ha realizzato un tour europeo, il Carotenuto dicevamo è stato tra i simboli della seconda tragicomica Flotilla. «Farò da scudo umano agli attivisti», aveva detto l’omone campano, poi tra i primi a farsi rispedire in Italia. La sua presenza ha offuscato quella del senatore Marco Croatti, altro flotillero, e questo non lo meritava.
