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Parlamento

Ballottaggio in “stand by” e maggioranza in ordine sparso

Presentati 697 emendamenti. Dubbi sul doppio turno: una manna per Vannacci

La commissione Affari costituzionali del Senato durante i lavori sulla alla legge elettorale, Roma, Martedì 1 settembre 2026 (Foto Roberto Monaldo / LaPresse) Senate Constitutional Affairs committee during the examination of the electoral law, Rome, Tuesday, September 1, 2026 (Photo by Roberto Monaldo / LaPresse)

C’è tempo fino al 9 settembre, quando la legge elettorale approderà nell’Aula del Senato senza mandato al relatore e si aprirà finalmente la vera partita. Solo allora sapremo davvero che direzione prenderà la riflessione in corso nella maggioranza sull’ipotesi di introdurre il ballottaggio al nuovo sistema di voto, una mossa che servirebbe ad arginare Futuro nazionale di Vannacci ma che si porta dietro non poche controindicazioni (politiche e tecniche). Per il momento, infatti, il centrodestra ha deciso di non premere sull’acceleratore e ha sostanzialmente lasciato il stand by il doppio turno. Sul quale sono possibilisti in Fratelli d’Italia, favorevoli dentro Forza Italia e contrarissimi nella Lega, circostanza che rende la questione piuttosto spinosa anche alla luce del fatto che se a Palazzo Madama il voto è palese, quando il testo tornerà alla Camera il pronunciamento finale sarà invece a scrutinio segreto.

Tra i 697 emendamenti presentati ieri (tra cui 659 sottoscritti da Pd, M5s, Avs e Iv), non c’è infatti quello di Forza che fissava al 40% la soglia per accedere al ballottaggio. Perché, spiega la capogruppo azzurra in Senato Stefania Craxi, «su una materia così delicata e strategica» è «necessario privilegiare il dialogo, la coesione della coalizione e la ricerca di soluzioni condivise». Ed evidentemente, visto lo stato dell’arte, un emendamento del genere sarebbe stato uno sono schiaffone alla Lega. La questione, però, non è del tutto accantonata, visto che, come aveva annunciato, il senatore di Fdi Marcello Pera ha presentato «a titolo personale» la sua proposta di modifica che prevede il ballottaggio fra le prime due coalizioni a condizione che entrambe abbiano superato il 38% dei voti. Un modo per tenere sul tavolo lo strumento per poterne continuare a discuterne, magari con una riformulazione.

Il punto, però, è capire quanto davvero il ballottaggio possa attutire l’effetto Vannacci. Perché se è vero che con i numeri che gli attribuiscono oggi i sondaggi il centrodestra difficilmente arriverebbe alla soglia del 42% necessaria a ottenere il premio, non va sottovalutato l’effetto volano al primo turno, dove molti elettori di centrodestra potrebbero sentirsi più liberi di votarlo e meno vincolati dal voto utile sapendo che al secondo turno potranno comunque sostenere la coalizione guidata da Giorgia Meloni. Il che significherebbe che nel voto di lista Fn andrebbe a togliere consensi soprattutto a Fdi e Lega. Con il rischio per la premier di ritrovarsi con alla sua destra un partito con una corposa pattuglia parlamentare. Ancor di più se il ballottaggio (e il relativo premio) lo dovesse vincere il centrosinistra.

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