“Oggi mi sono risvegliata con un’irrefrenabile voglia di parlare della presunta superiorità intellettuale e morale della sinistra». Silvia Sciorilli Borrelli affida ai social un lungo sfogo e parte dalle parole di Stefano Bonaccini per allargare il discorso al rapporto tra la sinistra italiana e chi non ne condivide idee e riferimenti culturali.
“Parto da Bonaccini perché mi è salito il sangue al cervello vedendo i video che giravano sui social e la polemica che aveva tenuto banco per tutta la giornata. Bonaccini dice che: “chi vota Trump o Meloni è mediamente meno istruito”. Poi però spiega che quello che voleva dire è che la sinistra deve tornare ad essere più popolare, recuperare quella parte di elettorato che ha perso. Ma scusate, se volete quegli elettori pensate davvero di farlo dicendo loro che hanno studiato poco?“.
Secondo la corrispondente in Italia per il Financial Times la questione non si esaurisce nelle parole dell’esponente dem. “Questo racconta un problema molto più grande ed è la pretesa superiorità morale e intellettuale della sinistra. Non riguarda soltanto la classe politica, ma chiunque osi criticare quella sfera culturale, non si può sollevare un dubbio o una critica”.
Tra gli esempi scelti c’è anche Sigfrido Ranucci: “Critichi Ranucci? Sei un fallito e un invidioso, uno che non ce l’ha fatta. Lui può fare qualsiasi cosa, persino paragonarsi a Falcone e Borsellino e poi dire che andrebbe a cena con Riina. Senza che nessuno batta ciglio. Ma sappiamo che tutto ciò non sarebbe lasciato passare se riguardasse un giornalista di destra, ma se lo dici sei fascista, vuoi uccidere il giornalismo d’inchiesta, sei la leccapiedi della cameriera della Garbatella”. Questo, spiega, è contenuta in un messaggio che le è stato inviato. Il punto è il modo in cui viene affrontato chi dissente:“Ogni volta che qualcuno solleva un dubbio, sempre gli stessi insulti: sei ignorante, non capisci, sei invidioso, sei un fascista. Non state discutendo, state delegittimando chi parla. Smettetela di sentirvi superiori”.
Poi il discorso si sposta sugli elettori: “Abbiamo avuto ministri di sinistra che non avevano esattamente passato la vita sui libri e oggi vi proponete di governare tutti insieme. Ci sono anche quattro italiani su dieci che non votano e magari una parte di questi non vota perché questa roba qui non piace”.
Per concludere l’invito a spostare il confronto sui problemi reali: “Se volete parlare, parlate di cose serie: dei salari, della casa, della sicurezza, dell’immigrazione”.
Una chiusa quasi banale nella sua semplicità se l’obiettivo dichiarato è recuperare gli elettori perduti, ma pare più un “guardarli dall’alto al basso”. Non sembra esattamente il modo migliore per convincerli a tornare.
