Via libera del Parlamento al Documento programmatico di finanza pubblica e allo scostamento di bilancio da 29 miliardi nel biennio 2027-28. L’aula del Senato ha approvato la risoluzione di maggioranza sul Dpfp con 108 voti favorevoli, 61 contrari e 2 astenuti, mentre la Camera ha dato l’ok, a maggioranza assoluta, con 219 sì e 110 no. Il testo della maggioranza autorizza il governo a dare «adeguato rilievo agli interventi in materia di investimenti» e a «porre in essere tutte le azioni per consentire il finanziamento di misure volte a tutelare il potere di acquisto delle famiglie». «Abbiamo vinto», il commento di Giorgetti lasciando Montecitorio.
Il Consiglio dei ministri ha poi approvato il Documento programmatico di bilancio, l’ossatura della manovra. Per tradurre lo scostamento in norme, però, il governo dovrà attendere il via libera formale dell’Eurogruppo alla clausola di salvaguardia, atteso il 9 novembre. Come ha spiegato il ministro, «la composizione della manovra sarà definita alla luce del completamento della procedura europea»: quest’anno salterà dunque il termine, non perentorio, del 20 ottobre per l’invio del ddl di bilancio alle Camere. Sul tavolo restano i soliti ingredienti: l’estensione della flat tax per gli autonomi da 85mila a 100mila euro, la tassazione al 5% sugli aumenti contrattuali, anche per i giovani, e il rafforzamento dell’iperammortamento, mentre sul taglio dell’Irpef dal 43 al 33% per i redditi tra 50mila e 60mila euro si sta riflettendo. Ma per Forza Italia la partita non è chiusa. «Riteniamo che si debba assolutamente procedere», ha detto il vicepremier Antonio Tajani, che lavora alla «riduzione ulteriore dell’Irpef, fino a 60mila euro», a «una no tax area per i giovani fino ai 30 o 35 anni» e all’«esenzione del bollo per tutte le prime auto, comprese quelle che sono aziendali». Ma, ha ammesso, «bisogna aspettare la decisione della Commissione europea».
In partenza per Bangkok, dove sono riuniti G20, G7 e Fmi, Giorgetti ha anticipato «nuvoloni all’orizzonte». «Si respira un’aria preoccupata per tanti motivi». In Aula ha spiegato che il Dpfp «ha tanti difetti, ma una caratteristica che rivendico con orgoglio è la prudenza e il rigore», un approccio «fondamentale per garantire la sostenibilità del debito». C’è infatti «una linea di spesa non soggetta ai vostri emendamenti, quella degli interessi passivi che dipende dalla fiducia dei risparmiatori», e «noi abbiamo 100 miliardi di interessi passivi il prossimo anno». Questo «ci impone di essere prudenti, ma non ignari di quello che sta succedendo a imprese e famiglie». Di qui uno scostamento «consapevole», che «non va ad inficiare l’indicatore» del debito e che i mercati non hanno «apprezzato negativamente». Alla Camera il ministro ha precisato che lo spazio concesso «sarà rivolto sicuramente a investimenti per garantire appunto la sicurezza energetica», ma nella «fase iniziale, acuta della crisi» dovrà «dare sostegno in modo selettivo e temporaneo a famiglie e imprese». Sul potere d’acquisto, il ministro ha ricordato che «nei contratti del pubblico impiego abbiamo recuperato anni e anni di ritardi e di mancate sottoscrizioni». Quanto alla crescita, «la recessione proprio non si è vista»: l’Italia è «sostanzialmente in linea, purtroppo, con la crescita modesta del Vecchio continente», in un Paese «che perde 300mila abitanti all’anno».
Intanto l’Italia ha ottenuto il via libera Ue al nuovo piano di prestiti Safe per la difesa da 8 miliardi, ma la partita decisiva a Bruxelles si giocherà sul caro energia. Domani la premier Giorgia Meloni chiederà ai leader europei «risposte strutturali», cioè più flessibilità. Da Bangkok, intanto, è arrivata la promozione del Fondo monetario: nel World Economic Outlook la crescita italiana 2026 sale allo 0,8% dallo 0,5% di luglio, con uno 0,6% nel 2027, e le traiettorie di deficit e debito risultano migliori di quelle del governo.
