Il No al referendum sulla giustizia come catalizzatore per ostacolare sull’ultimo step la legge elettorale. È l’ultima trovata dal campo largo e delle sue ramificazioni. Il refrain è: «Si tratta di una legge truffa che mette in pericolo la nostra democrazia». Su queste note è ripartito il comitato di liberazione nazionale - una coalizione larghissima che tiene insieme costituzionalisti, sindacalisti, magistrati, Anpi, Arci, partiti di opposizione. Il Cln 2.0 si prepara dunque al rush finale dello Stabilicum che a fine mese dovrebbe approdare a Montecitorio per l’approvazione finale. Obiettivo: divulgare il verbo contrario alla modifica del sistema di voto anche e soprattutto per allargare la base del potenziale campo largo così rafforzare la coalizione progressista in vista delle elezioni politiche.
Tutto questo verrà imbastito dal 28 settembre, quando la legge elettorale inizierà il suo iter in commissione Affari costituzionale a Montecitorio. Ecco quel giorno 160 costituzionalisti che hanno firmato l’appello contro lo Stabilicum perché ritengono si tratti di «una legge pericolosa per gli equilibri democratici del Paese», con l’associazione Costituzione e democrazia capitanata da Roberto Zaccaria, Art.21 e la Fondazione Demo di Gianni Cuperlo, terranno una mega kermesse a Milano. Parteciperanno giuristi, giornalisti d’area, magistrati, Arci e Anpi, più i rappresentanti dei partiti di opposizione. In un’intervista al Domani di qualche giorno fa Zaccaria, che è un po’ il regista di questa operazione, ha utilizzato questi argomenti: «Dobbiamo mobilitare l’opinione pubblica. Entreranno in campo i sindacati, i partiti. Ci saranno centinaia di iniziative locali». E la Cgil di Landini è già operativa. Non a caso ha già indetto un’altra manifestazione di piazza per il 17 ottobre, manifestazione dove convergeranno oltre cento associazioni. Attacca Landini: «Questo Governo la nostra Costituzione la vuole radicalmente mettere in discussione. Io trovo anche della coerenza perché, se fosse stato per loro, questa Costituzione non ci sarebbe mai stata». In parallelo, visto che il testo dovrebbe diventare legge tra il 15 e il 20 ottobre, i costituzionalisti per il No allo Stabilicum presenteranno ricorsi in quasi tutti i distretti del Paese.
Tutto questo rientra in un disegno più largo che è stato squadernato, martedì sera, nel corso di un’iniziativa della Fondazione Italianieuropei, da Massimo D’Alema. L’ex premier, poco prima di concludere l’intervento, ha lanciato un appello agli azionisti del campo largo: «Chi ha il dovere di costruire un’alternativa a questo governo Meloni deve trasformare quel no al referendum sulla giustizia, con cui la forte maggioranza del Paese ha espresso la sua opinione anche su questo governo, in un sì». E ancora: «Bisogna trasformare quel no in un progetto per l’Italia. Non è un’operazione banale, perché il no è la vittoria del referendum. Occorre trasformare quel no sapendolo interpretare, e questo è il compito politico della classe dirigente». E il fronte del No - che tiene al suo interno tutto e il contrario di tutto - vuole servirsi della legge elettorale per riproporre al Paese un comitato di liberazione nazionale. Va da sé, da Giorgia Meloni.
