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“Persona” al posto di “uomo”: la nuova crociata inclusiva del Pd

Il ddl dem impone il linguaggio “non discriminatorio” negli atti pubblici e riscrive persino i codici. L’ennesima battaglia woke lontana dai problemi reali degli italiani: “Il maschile non è neutro”

“Persona” al posto di “uomo”: la nuova crociata inclusiva del Pd
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Le crisi internazionali? L’emergenza sicurezza? No, niente di tutto questo. Per il Partito Democratico la priorità sembra essere un’altra: il genere grammaticale utilizzato negli atti della pubblica amministrazione. La nuova offensiva progressista parte dal Senato, dove la dem Valeria Valente ha presentato un disegno di legge per imporre alle istituzioni un linguaggio ritenuto non discriminatorio nei confronti delle donne.

Il testo - illustrato nella Sala Nassirya di Palazzo Madama - stabilisce che le pubbliche amministrazioni, negli atti, nella corrispondenza e nella denominazione degli incarichi politici, professionali e istituzionali, debbano fare esplicito riferimento sia agli uomini sia alle donne. Non soltanto una raccomandazione o un invito a prestare maggiore attenzione alle parole, dunque, ma un intervento normativo destinato a modificare il modo in cui lo Stato redige i propri documenti.

Tra le novità previste c’è l’obbligo di utilizzare il termine "persona" al posto di "uomo" quando quest’ultimo viene impiegato in senso generale. Titoli accademici, professionali, istituzionali e onorifici dovrebbero inoltre essere concordati con il sesso della persona che ricopre l’incarico. Il provvedimento interviene anche sul codice civile, su quello di procedura civile e sul codice penale, proponendo, tra le altre cose, di sostituire "omicidio" con "assassinio".

Secondo le promotrici, non si tratta di una battaglia marginale. "Lo abbiamo presentato perché il linguaggio è importante, è pensiero, visione", l’analisi di Valeria Valente, arrivando a collegare la scelta di Giorgia Meloni di definirsi "il presidente del Consiglio" alla riforma elettorale: "Una donna che si definisce ‘il’ presidente del Consiglio può più facilmente costruire una legge elettorale che escluda le donne dal Parlamento, come ha tentato di fare la Premier Meloni".

Il sillogismo è quantomeno ardito. Dal genere dell’articolo determinativo alla rappresentanza parlamentare, passando per il presunto modello maschile e maschilista della società italiana. Tutto può essere collegato, purché serva ad alimentare la consueta narrazione della discriminazione strutturale. "Il maschile non è neutro, è lo specchio di una società costruita a misura di uomini", ha aggiunto Valente: “Meloni ci sta dicendo infatti che le donne devono starci dentro e arrivare nonostante tutto, noi diciamo invece che quelle regole e quel modello maschile e maschilista sono da cambiare. Se il linguaggio non vede le donne, le donne rimangono invisibili. Il testo è una proposta che andrà migliorata con l’apporto di tutti”.

Sulla stessa linea Anna Rossomando, vicepresidente del Senato e firmataria del disegno di legge. "Spesso si dice che queste questioni non sono importanti, ma non è così", ha rivendicato l’esponente piddina, inserendo il linguaggio all’interno di una battaglia più ampia che comprende il doppio cognome, la parità retributiva, le molestie sul lavoro e il consenso: "Derubricare un anello indebolisce tutte l’insieme delle battaglie".

Nessuno mette in discussione la necessità di correggere eventuali formulazioni improprie o incongruenze presenti nei codici, ma da qui a trasformare la grammatica in una delle grandi emergenze della Repubblica il passo è lungo. Il problema, ancora una volta, è politico. Sono davvero queste le priorità del principale partito di opposizione? Davvero gli italiani aspettavano una legge per stabilire quando un’amministrazione debba scrivere "persona" anziché "uomo"?

Il sospetto è che si tratti dell’ennesima iniziativa pensata per parlare a una porzione sempre più ristretta di elettorato progressista, sensibile alle battaglie identitarie ma lontana dalle

preoccupazioni quotidiane della maggioranza. Un’offensiva woke confezionata nei palazzi, accompagnata dalle immarcescibili accuse al patriarcato e destinata a produrre effetti pressoché inesistenti sulla vita concreta dei cittadini.

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