Dove eravamo rimasti? A un centrosinistra diviso su tutto tranne che sull’ossequio alla magistratura. La Camera approva la giornata Enzo Tortora per commemorare le vittime di errori giudiziari. 178 i voti a favore, ma a far rumore sono i 92 astenuti tra Pd, grillini e Avs. «È una delle molte cambiali che i Don Abbondio nostrani sanno di dover pagare all’Anm dopo la vittoria del No al referendum sulla riforma della giustizia», commenta con amarezza l’ex presidente delle Camere penali Gian Domenico Caiazza, presidente dell’Osservatorio giustizia della Fondazione Luigi Einaudi.
La data scelta dalla norma presentata dal deputato di Italia Viva Davide Faraone non è casuale: il 17 giugno del 1983 è iniziato il calvario giudiziario del conduttore di Portobello, una delle migliaia di vite spezzate che ogni anno costano all’Italia milioni di euro di risarcimenti per malagiustizia che «rovina la vita dei 100mila innocenti che hanno perso ingiustamente la libertà», sottolinea il capogruppo di Forza Italia Enrico Costa.
È passata anche la proposta dei renziani di impegnare il governo sulla responsabilità giuridica dei magistrati. Il risarcimento dei danni nei casi di malagiustizia. Le opposizioni blaterano la solita scusa del «mancato confronto in commissione Giustizia» per scusare l’oltraggio a Tortora e alle vittime della giustizia ideologica, come tenta di fare la deputata Pd Rachele Scarpa.
La verità è che la deriva forcaiola è l’unico collante del «campo Lavrov» in cui Giuseppe Conte ed Elly Schlein si accapigliano sulle armi a Kiev. Il centrosinistra somiglia ogni giorno di più a un’accozzaglia Brancaleone (complice il digiuno di potere da ormai quattro anni) che si appende a qualche strampalato sondaggio per spartirsi a dispetto delle urne Quirinale, governo e sottogoverno mentre titilla le solite piazze farcite di anarchici e proPal contro le forze dell’ordine.
Intanto la malagiustizia ci è già costata un miliardo dal 1992 e due punti di Pil l’anno per colpa di toghe ideologiche, giurisprudenza creativa e verità giudiziarie claudicanti. Per capire perché la sinistra arriva a oltraggiare persino Tortora non servono complicate analisi psicologiche, è la sudditanza al giustizialismo in nome del simul stabunt vel simul cadent e dell’indicibile accordo che ha partorito mostri come il sistema Report o Il Fatto, alimentando cortocircuiti mediatico-giudiziari in cui pm e giornalai pianificano la distruzione di carriere e governi con strampalate ipotesi. Poi ci sono inchieste (tipo quelle sul Covid) che naufragano nonostante robuste indagini e altre illogiche o capziose che si trascinano fino in Cassazione, travolgendo mille vite. E a pensar male si capisce tutto.
