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Parlamento

Divisioni sul riarmo. Il Pd si spacca sul “pacifismo” M5s. Dubbi Lega sul Safe

Il Carroccio fa modificare la risoluzione scritta da Giorgetti. I riformisti dem: no al testo del campo largo. Il cappio di Vannacci

Il voto sulla risoluzione di maggioranza nell’aula della Camera dei deputati in occasione dell’informativa del governo sull’avvio della procedura di attivazione della clausola di salvaguardia nazionale (Safe) per le spese relative all’energia e alla difesa, Roma, Mercoledì 5 Agosto 2026 (Foto Roberto Monaldo / LaPresse) The vote on the majority resolution during the address by government on the the procedure to activate the Security Action for Europe in the Chamber of deputies, Rome, Wednesday 5, 2026 (Photo by Roberto Monaldo / LaPresse)

Quello che va in scena alla Camera non è solo l’ultimo temporale che annuncia la pausa estiva ma anche la prima avvisaglia della tempesta che arriverà in autunno. E che nel caso specifico è destinata ad abbattersi, seppure con impatto diverso, su entrambi gli schieramenti.

Difesa e spese militari, infatti, sono temi che dividono trasversalmente maggioranza e opposizione, tanto che la conferma del ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti che l’Italia utilizzerà almeno in parte il fondo Safe causa mal di pancia dall’una e dall’altra parte. E se da una parte la Lega costringe il governo a ritoccare la risoluzione, nel campo-largo l’ala riformista dem si chiama fuori dal testo unitario presentato da Pd-M5s-Avs. Schermaglie rispetto a quello che potrebbe accadere dopo le vacanze, visto che entro fine anno - e con voto del Parlamento- il governo dovrà decidere quanti miliardi utilizzare dei 14,9 messi a disposizione dell’Ue attraverso il Safe. Così, in una giornata caratterizzata dalle comunicazioni alle Camere sulla clausola di salvaguardia, centrodestra e centrosinistra si incagliano sul Security action for Europe, lo strumento finanziario dell’Ue che eroga 150 miliardi di prestiti agevolati per investimenti in difesa comune. Alla fine per la maggioranza tutto formalmente si ricompone, con Camera e Senato che approvano (con 181 e 98 sì) la risoluzione. Mentre restano sullo sfondo le scorie di un’opposizione divisa.

Pd, M5s e Avs presentano infatti un testo unitario che impegna il governo a una deviazione di bilancio a patto che sia «esclusivamente indirizzata al contrasto della povertà assoluta, al finanziamento della sanità, al sostegno delle famiglie e delle imprese colpite dalla crisi energetica». Una posizione che non convince affatto i riformisti del Pd. Lorenzo Guerini, Lia Quartapelle, Virginio Merola, Nicola Carè e Piero Fassino marcano la loro distanza dal partito di Elly Schlein astenendosi sulla risoluzione di Azione e votando a favore di quelle di +Europa e Italia viva (che prevedono l’utilizzo del Safe). Se non mettono a verbale il dissenso con il loro stesso partito è solo grazie al regolamento della Camera. Il testo unitario, infatti, non viene votato perché dopo l’approvazione della risoluzione del centrodestra è sostanzialmente superato e quindi «precluso». Ma «se si fosse votato», ammette Guerini, «non avrei partecipato perché il testo resta non condivisibile». Il centrosinistra, aggiunge Quartapelle, non deve cedere alle «posizioni populiste del M5s». Che Giuseppe Conte invece cavalca: «Non chiedeteci un euro per il riarmo. Il primo strumento sono dialogo e diplomazia, che non costano nulla». E che sono notoriamente assai efficaci quando una democrazia con arco e frecce si siede al tavolo a trattare con un regime autoritario che ha il più grande arsenale atomico del mondo.

Anche la maggioranza, però, ha le sue grane. Da una parte, infatti, il governo è costretto a ritoccare il testo iniziale portato all’esame di Montecitorio, considerato indigesto dalla Lega.

Dopo una sospensione dell’Aula di oltre venti minuti, la risoluzione viene modificata nella parte in cui si fa riferimento al Safe, vincolandone l’utilizzo a «sistemi tecnologici difensivi e di sicurezza nazionale» e chiedendo di «valutare anche altre forme di finanziamento». Un risultato rivendicato dal senatore leghista Claudio Borghi. «Abbiamo chiesto una modifica - dice perché prima la formulazione aveva in sé un giudizio di valore, ossia diceva che il Safe è più conveniente». Parole che avrà certamente molto gradito Giorgetti, anche lui leghista, visto che il testo della risoluzione era stato limato con cura proprio dai suoi uffici di via XX Settembre. Ma su difesa e spese militari da tempo la Lega si muove con cautela e ancor più adesso, con la campagna elettorale alle porte e Futuro nazionale di Roberto Vannacci che sta scavalcando a destra il Carroccio sull’Ucraina. Non a caso, proprio ieri il deputato futurista Edoardo Ziello ha sventolato in Aula un cappio, lo stesso simbolo che il 16 marzo 1993 - in piena Tangentopoli - usò alla Camera il leghista Luca Leoni Orsenigo per protestare al grido «Roma ladrona» contro il decreto Conso. «Non saremo mai complici della svendita della sovranità economica e finanziaria del nostro Paese e - attacca Ziello - votiamo contro la risoluzione, con buona pace di alcuni partiti della maggioranza che continuano a truffare gli italiani dicendo di essere contrari ai fondi per il riarmo».

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