Roma La materia è da maneggiare con cura, soprattutto per l’impatto che può avere su un’opinione pubblica già sotto pressione per gli aumenti di bollette e carburanti. Peraltro con una campagna elettorale di fatto già iniziata e che proseguirà senza soluzione di continuità fino alle elezioni, Così, dopo aver fatto sapere che il governo «ha deciso di utilizzare il Safe chiedendo un intervento di 14,9 miliardi entro la fine dell’anno», il ministro degli Esteri Antonio Tajani è costretto a una rapida precisazione. L’esecutivo, spiega, ha «prenotato» le risorse del Security Action for Europe, lo strumento dell’Ue che fornisce prestiti fino a 150 miliardi di euro per aiutare gli Stati membri ad aumentare gli investimenti nel settore della difesa entro il 2030. Ma ancora non ha deciso quanto utilizzare dei 14,9 miliardi a disposizione. «Probabilmente - aggiunge Tajani - di meno: sei, sette, otto, nove miliardi». Insomma, non è in discussione l’utilizzo del Safe, ma il quantum. Perché se da una parte il governo non può sottrarsi a meno di non fallire i target Nato sugli impegni militari, dall’altra il tema è vera e propria kryptonite da un punto di vista elettorale.
Non a caso, dopo l’audizione in Parlamento di Tajani e del ministro della Difesa Guido Crosetto, la questione diventa l’ennesimo terreno di scontro tra maggioranza e opposizione. E di tensione anche all’interno dello stesso centrodestra. La Lega, infatti, prende subito le distanze, prima con il senatore Claudio Borghi e poi con una nota del partito che suona come un avvertimento: «Sull’uso dei fondi Safe l’ultima parola spetta al Parlamento». Dove, evidentemente, il Carroccio è pronto a votare no. Da destra, invece, arriva l’attacco di Futuro nazionale. «Sono contrarissimo al Safe, basta fare gli interessi delle multinazionali e della finanza internazionale, basta agenda Draghi», dice Roberto Vannacci.
Sono due facce della stessa medaglia, perché è evidente che la Lega dall’interno e Fn dall’esterno costringono Fratelli d’Italia a muoversi con cautela su un dossier che è elettoralmente esplosivo. Non a caso Crosetto si limita a considerazioni più tecniche che di merito. «Per come è stato impostato - dice il ministro della Difesa - il Safe è uno strumento di finanziamento della spesa militare, non aggiuntivo di quella prevista a bilancio. É un’alternativa ai Bot e ai CcT». E ancora più prudente è il titolare delle Politiche Ue Tommaso Foti. «Il Safe - spiega - prevede progetti che sono stati in parte decisi da precedenti governi con cooperazioni di altri Paesi. Questo può essere un discorso molto positivo ma anche un vincolo». A fine giornata, Tajani parla di «tempesta in un bicchier d’acqua» perché «è chiaro che la decisione deve essere presa dal Parlamento», ma a sollecitare la sua precisazione mattutina sarebbe stato direttamente Palazzo Chigi. Con Borghi che non manca di rimarcare le distanze. «Prendo atto con piacere - dice - delle precisazioni di Tajani. Non c’è nessuna decisione».
Ma non c’è solo il Safe ad agitare le acque della maggioranza. Sulla legge elettorale, infatti, nei prossimi giorni si profila l’ennesimo braccio di ferro tra Fdi e Forza Italia, non solo sui tempi dell’esame in Senato ma anche sugli emendamenti da presentare. Mentre lo scontro sulle intercettazioni potrebbe essere rinviato a data da destinarsi. Gli emendamenti presentati da Fdi al decreto Giustizia-Migranti per ampliare l’utilizzabilità delle intercettazioni in procedimenti diversi da quelli per cui sono state autorizzate, oggi potrebbero infatti essere dichiarati inammissibili per estraneità di materia dal presidente del Senato Ignazio La Russa. Un modo per evitare che la contrarietà di Forza Italia deflagri in un voto del Senato come già avvenuto sulle preferenze alla Camera. Per gli azzurri sarebbe una vittoria, anche se il tema è destinato ad essere riproposto in un altro provvedimento, visto che la norma è stata chiesta espressamente dal procuratore nazionale Antimafia Giovanni Melillo e sul punto Meloni non ha intenzione di retrocedere.
