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Calcio

Mancini, ancora tu. Luci e ombre del “Neoexct”

Il talento da calciatore, gli screzi con Bearzot e Vicini, l’abilità da tecnico, il tradimento arabo e le scuse

epa13137342 (FILE) - Italian national soccer team head coach Roberto Mancini gives a press conference at the National Stadium, Ta' Qali, Malta, 25 March 2023. Mancini has returned as the head coach of the Italian national team (Azzurri), he held between 2018-2023, leading the national team to win the European Championship in 2021. EPA/DOMENIC AQUILINA

Arieccolo, il pentito, l’arabo felice. Mancini Roberto da Jesi torna a casa, come Lassie. Nel calcio ipocrita bastano un paio di parole di repertorio per dimenticare il passato fastidioso. Nessuna sorpresa, il Mancio, come lo avevano ribattezzato alla Samp, è uno che mille ne fa e una ne pensa. Soltanto chi è in malafede e vive di pregiudizi può contestarne la valenza professionale, parlano i fatti ed è singolare che alla fine della fiera (in tutti i sensi), dopo il no di Guardiola ci sia stato il sì di Mancini, entrambi reduci vincenti dal Manchester City. La scelta di Malagò ricorda il gioco dell’oca, quando capiti nella casella sbagliata torni al via, così è stato, perché nella testa del neopresidente c’erano da sempre due cognomi, Mancini&Ranieri, l’halloween successivo era un gentile omaggio politico al Nord, la coppia scoppiata Maldini-Leonardo non aveva senso pratico ma soltanto un effetto scenico, la nuova soluzione rientra nella logica capitale, romana, sito che Mancini benissimo conosce, avendolo frequentato da calciatore-allenatore della Lazio, rivale della Roma di Ranieri&Malagò. Dicono che il neoex commissario tecnico sia un grande allenatore soprattutto di giornalisti, meno di arbitri e di sodali di panchina, chiedere informazioni a Capello e Sarri, anche da calciatore, di talento limpidissimo, passò alle cronache, oltre ai gol di tacco e alle raffinatezze stilistiche, per un’istigazione, dopo Atalanta-Sampdoria, del gennaio 87, annunciata nel dopo partita: «I tifosi anziché picchiarsi fra di loro dovrebbero invadere il campo e suonarle a certi arbitri». Oggi, labiale e no, verrebbe punito ai massimi, allora fu difeso da Vicini che comunque lo convocò in nazionale. L’azzurro ebbe luci non sempre brillanti, si segnalò per una fuga notturna, tra le strade di Manhattan, l’episodio provocò i fumi di Enzo Bearzot che avrebbe poi raccontato, nel libro scritto da Gigi Garanzini Il romanzo del Vecio, che Mancini se ne era fregato «non tanto di me come persona quanto della responsabilità che portavo» e non fu esaltante e pacifico il rapporto con il mite Azeglio Vicini («non è mai stato un cuor di leone») che non lo manda in gioco durante il mondiale di Italia 90, la bocciatura e la sconfitta contro l’Argentina (ai rigori) portò alla seguente acidissima considerazione del Mancio: «Sarebbe bastato mettere Vierchowod su Maradona e tutto sarebbe cambiato, l’avrebbe visto anche un cieco ma non Vicini».

Roba giurassica, il bel giovane pagato stramilioni dalla Samp al Bologna, aveva le stimmate del campione, Mantovani, petroliere padrone di quel club fantastico, a mia domanda specifica sull’allestimento sfarzoso della squadra, rispose: «Guardi, ho deciso di fare un film su Gesù Cristo, non posso risparmiare sui chiodi della croce», gol e palla al centro. Mancini è cresciuto bene e bene ha vinto, avrebbe potuto godere di migliore maggiore illuminazione internazionale, da calciatore, l’ha avuta da allenatore, in giro per Europa e Arabia, portare il primo titolo a Manchester, zona City, dopo 44 anni non fu cosa marginale, dopo aver conquistato anche la FA cup, le vittorie con l’Inter hanno coinciso con lo scandalo detto calciopoli ma la sua uscita dal club fu ugualmente in linea con il carattere, avendo già usmato l’arrivo di Mourinho, annunciò la separazione con due mesi di anticipo, costringendo Moratti a liquidarlo e sontuosamente. I soldi non sono mai stati un problema, pregasi evitare ipocrisie, da professionista ha saputo scegliere e farsi scegliere, era anche tornato all’Inter così come ora torna in nazionale anche se resta la macchia sulla cravatta di seta, non tanto il fatto di avere lasciato l’Italia ma di averlo negato anche in corso d’opera, come un fuggiasco per far dimenticare il disonore della sconfitta mondiale con la Macedonia, una Corea 2.0, è opportuno non trascurare l’almanacco che brilla con il titolo europeo meraviglioso in casa degli inglesi.

Tutto questo, però appartiene ad un passato che è già remoto, l’amicizia antica con Giovanni Malagò è stata la sua carta di credito da esibire al momento giusto, le parole di mamma Marianna sono l’abbraccio necessario: «In Arabia è stato un anno terribile, con la guerra laggiù». In verità l’aspettano battaglie quaggiù. È curioso ricordare come tra i cento spot pubblicitari da lui interpretati, uno riguardava l’azienda Facile Ristrutturare. Parliamone.

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