Un cuore bruciato. Il titolo fa rabbrividire, perché non è una metafora ma la cruda realtà. Il libro parla del piccolo Domenico, morto dopo l’infausto trapianto di un organo danneggiato nel trasporto fino all’ospedale Monaldi di Napoli. Eppure, in una sede istituzionale come la Camera, mamma Patrizia Mercolino per la prima volta ha il coraggio di raccontare quella storia che a febbraio ha spaccato il suo, di cuore, subito dopo quello del figlio di due anni e mezzo. L’ha scritta, con l’avvocato Francesco Petruzzi e l’ha pubblicata per Piemme, in un’estate incandescente che finirà a settembre con il processo.
«La tua storia. Per non dimenticare», è il sottotitolo e Patrizia quel libro se lo stringe al petto come un altro figlio, oltre ai due rimasti, accanto allo schivo marito Antonio stretto in una giacca nera. Loro due chiedono giustizia, verità. «Nessuno - dice Patrizia- ci ha mai chiesto scusa, non c’è mai stata una vera comunicazione con i medici e la verità ci è stata nascosta». L’applauso di affetto dei presenti chiude il racconto di un lungo calvario vissuto accanto al figlio, dalla diagnosi della grave cardiopatia alla speranza del trapianto, poi alla tragedia. Una lunga lettera d’amore a Domenico, cui è stata dedicata una fondazione. Il sottosegretario ai Rapporti con il Parlamento Matilde Siracusano, che ha organizzato l’incontro, parla di «una leonessa» che ha combattuto per salvare suo figlio e continua a farlo, obbligando le istituzioni a migliorare il sistema sanitario. «È il dolore autentico che nessuno dovrebbe mai essere costretto a vivere», dice la deputata di Fi Rita Dalla Chiesa. «La prova più atroce: - dice la leghista Simonetta Matone- sopravvivere a un figlio».
