Opposizione in ordine sparso e campo largo quasi esploso. È il titolo dell’ultima giornata a Montecitorio. In aula allo scoccar dell’una arrivano le missioni internazionali per il 2026. Si contano sei risoluzioni di chi si oppone al governo. Fra queste oltre a quella di Futuro Nazionale e di Azione di Carlo Calenda, il fronte progressista si divide totalmente e ogni singola forza presenta il suo testo. Un grande classico quando si parla di politica estera. Ed è forse il motivo per cui in Transatlantico il diccì di rito meloniano, Gianfranco Rotondi, sorride: «È la fotografia di quello che sono, non hanno una linea in politica estera. Sono anni che si vince senza una linea e poi si prova ad abbozzarla governando. Il centrodestra da questo punto è favorito perché ha un trentennio di unità».
Si respira un’aria quasi agostana tra l’emiciclo e il corridoio dei passi perduti. Ed è su queste note che cominciano le dichiarazioni finali. Tocca al vannacciano mettere in chiaro un concetto: «Noi non autorizziamo la parte di aiuti a Kiev». Sorrisi dai banchi del centrosinistra. Si leva un brusio da destra: «Ma cosa ridete, pensate alle vostre divisioni». Eccole. Si parte dalla posizione più moderata, ovvero da Casa Riformista di Matteo Renzi. Tocca a Mauro Del Barba, abito grigio chiaro, seduto tra Roberto Giachetti e Marianna Madia, scolpire un concetto: «L’Italia deve farsi promotrice di un’autonomia strategica europea». Italia viva dice sì al supporto all’Ucraina, a Gaza ma «non autorizziamo il rinnovo della missione in Libia e quella in Tunisia» perché «in entrambi i casi sono troppe le prove di torture dei migranti». Quando prende la parola Marco Grimaldi di Alleanza Verdi e Sinistra i toni cambiano e soprattutto si accendono: «Troviamo grave, presidente, che il Parlamento ratifichi a luglio missioni internazionali già attivate da mesi. Insomma, stiamo ratificando scelte già prese». Segue ragionamento che sembra rivolto non solo alla maggioranza ma anche agli azionisti del campo largo più riformisti e moderati: «Spese militari significa meno spesa destinata alla sanità. Più armi portano più guerre. Non ci troverete mai al vostro fianco di queste porcherie». Ed è una presa di posizione esattamente opposta a quella di Ettore Rosato che illustra la posizione di Azione: «Ci piacerebbe che questo mondo sia più pacifico, ma come per ottenere sicurezza nelle nostre città bisogna investire nelle forze di polizia, per ottenere sicurezza nel nostro mondo bisogna investire nelle forze armate». Dai banchi del campo largo in tanti scuotono la testa. E fra questi c’è Francesco Silvestri del M5S che interviene non appena finisce Rosato. Il pentastellato è durissimo: «Non so se vi siete accorti che ogni anno aumentano le spese militari e ogni anno stanno aumentando i conflitti». Più sfumata la posizione del Pd Vincenzo Amendola: «Non possiamo prescindere da un’analisi di politica estera. Le missioni sono figlie di questa civiltà. Sono figlie di un ingaggio che noi abbiamo costruito nel tempo per portare pace e costruire pace e costruire soluzioni politiche». Finisce così con la risoluzione di maggioranza approvata e con il campo largo sempre più diviso.
