Il campo largo inciampa ancora. E questa volta non si tratta di candidature, primarie o veti incrociati, ma di politica estera. Sull’Ucraina Giuseppe Conte ed Elly Schlein parlano ormai due lingue diverse. Il leader del Movimento 5 Stelle mette nero su bianco il suo “no al riarmo” e avverte che un eventuale governo progressista non potrebbe continuare a mandare “armi a gogò” a Kiev. La segretaria del Pd, invece, rivendica esattamente il contrario: “Abbiamo votato convintamente per aiutare l’Ucraina a difendersi con tutti i mezzi e lo rivendico”. Due versioni diverse espresse a poche ore di distanza: l’ennesima dimostrazione di un’alleanza fragile, anzi fragilissima.
Ospite della Festa del Fatto Quotidiano, Conte ha sostenuto che prima di costruire un programma comune sarà necessario fissare alcuni “punti fermi”, indicando proprio l’invio di armi all’Ucraina come uno dei nodi da sciogliere. La Schlein, dal palco della Festa dell’Unità, ha ribadito invece che il sostegno al Paese “ingiustamente invaso” dalla Russia continuerà e che una pace accettabile non può trasformarsi nella “resa alle ragioni dell’aggressore”.
Una distanza che nel Pd comincia a provocare insofferenza. E soprattutto nell’area riformista non mancano più gli attacchi diretti all’ex premier, già finito in passato al centro delle polemiche per posizioni considerate eccessivamente indulgenti nei confronti di Mosca. Filippo Sensi ha liquidato le parole del leader grillino con sarcasmo: “Si agita, povero. Se ne dovrà fare una ragione”. Lorenzo Guerini è stato altrettanto netto: gli aiuti a Kiev, ha spiegato, dovranno proseguire “fino al raggiungimento di un cessate il fuoco e l’avvio di un negoziato equo”.
Ancora più dura Lia Quartapelle, che ha definito “farneticanti” le posizioni di Conte e si è spinta fino ad accusarlo apertamente: “Non è un alleato ma un sabotatore”. Piero Fassino gli ha invece chiesto di chiarire fino in fondo la propria linea: interrompere il sostegno all’Ucraina significa accettare la pretesa di Vladimir Putin di annettere il Donbass?
Un ottimo riassunto della situazione nel campo largo lo ha firmato il leader di Azione Carlo Calenda: “Renzi propone un caffè a Conte che declina e chiede di superarlo (non il caffè ma Renzi stesso). Renzi lancia la Salis che lo manda signorilmente a stendere e che voterà scheda bianca alle primarie. Ma anche l’altro “papa straniero in pectore” Manfredi dice non voterà alle primarie se si trasformeranno in una conta (il che è precisamente la funzione delle primarie). Schlein si fa prorogare segretaria promettendo posti e distribuendo dicasteri. Intanto non c’è uno straccio di programma e Conte diffonde propaganda pro putinista in ogni dove. Sembra sempre di più una soap turca. Non ci fossero tre guerre, l’inflazione, l’IA in crisi e i tassi che crescono, sarebbe anche avvincente. In questa condizione è semplicemente uno spettacolo patetico”
Il problema per la sinistra è tutto qui. Mentre la Schlein prova ad accelerare sulla costruzione di un programma comune, Conte pianta una bandierina proprio sul dossier più divisivo. E ciò che dovrebbe diventare una coalizione di governo si ritrova con i due principali leader schierati su posizioni opposte su una delle maggiori crisi internazionali. Il famoso campo largo, almeno sull’Ucraina, assomiglia sempre di più a un campo minato.
