Dagli ingegneri e i responsabili IT fino agli operai specializzati, Webuild è a caccia del personale per la madre di tutte le grandi opere post Pnrr: il Ponte sullo Stretto.
Un investimento da 13,5 miliardi che è anche il simbolo del futuro delle infrastrutture in Italia, con il cantiere che aprirà a inizio 2027.
Il Piano nazionale di ripresa e resilienza ormai arrivato alla fine ha avuto uno dei suoi capisaldi proprio nelle grandi opere, capitolo a cui sono andati 31,4 miliardi.
Un volano per l’edilizia, che ora cerca una strategia per non perdere terreno, con l’Ance che ha chiesto al governo un tavolo strutturale per affrontare i temi caldi, dal caro materiali legato alle guerre alla necessità di programmare su base pluriennale. Sulla stessa linea Federcepicostruzioni, che ha indicato tre priorità: «Liquidità immediata per le imprese, continuità dei cantieri e sostegno stabile agli investimenti».
I segnali che arrivano dal comparto sono comunque positivi: per Federcostruzioni, il settore edile nel 2026 raggiungerà un giro d’affari da 648,7 miliardi con investimenti in crescita del 5,6% anche grazie al peso chiave delle opere pubbliche (+12%).
Per quel che riguarda il nodo dei fondi post Pnrr, oltre alle risorse statali si potrà ricorrere a quelle europee attraverso il Fondo per lo Sviluppo e la Coesione (Fsc) i Programmi Regionali Fesr e il Cef (Connecting Europe Facility), strumento finanziario a gestione diretta Ue con una dotazione di 33,7 miliardi nel periodo 2021/2027: fra le opere che ha già sostenuto, la Tav e il tunnel di base del Brennero fra Italia e Austria. Un altro pilastro sarà lo sviluppo del partenariato pubblico/privato (PPP), fra i punti chiave anche del Piano Casa: nel 2025, secondo i dati dell’Osservatorio Cresme, i bandi PPP sono stati appena 2.147 su 24.707 ma con un importo di 27,847 miliardi di euro su 74,18, il 37% del totale, +25,6% nel biennio 2024-2025. Bene anche il Project Financing che lo scorso anno ha raggiunto un totale di 24.707 bandi per 74,17 miliardi, +25,6% di valore economico.
Ma quali sono i grandi cantieri che cambieranno il volto del Paese, al di là del Ponte che, se tutto andrà come deve, sarà inaugurato nel 2034?
Innanzitutto la Tav: il cronoprogramma della Torino-Lione prevede l’apertura nel dicembre 2033. A giugno erano stati scavati circa 50 chilometri di gallerie su 163 e da poco il costo totale è stato alzato a 14,75 miliardi di euro, con 8,24 miliardi di competenza italiana. Sul rispetto delle tappe però non pesano solo i problemi tecnici ma anche quelli di sicurezza: da sempre la Tav è al centro delle proteste anche violente dei comitati locali e dei gruppi anarchici, con l’ultimo assalto avvenuto lo scorso luglio, quando 3.000 black bloc hanno attaccato i cantieri provocando almeno 1 milione di euro di danni al sito di Chiomonte.
Ma la grande protagonista della rivoluzione infrastrutturale dei prossimi anni sarà Genova con ben due progetti per rilanciare la competitività del Triangolo industriale: la diga foranea, la più profonda d’Europa, e il Terzo Valico dei Giovi. La diga, costruita da un consorzio guidato da Webuild, sarà lunga 1,6 chilometri e permetterà l’accesso al porto di portacontainer lunghe oltre 400 metri e navi da crociera World Class, dando alla città gli strumenti per competere con i porti del Nord Europa sfruttando pienamente la sua posizione: il capoluogo ligure infatti è più vicino di circa 1.000 miglia nautiche ad Americhe e Asia. Secondo l’Autorità Portuale, il beneficio economico sarà di almeno 4,2 miliardi. La prima tranche dei lavori terminerà entro il 2027, la seconda nel 2030. Prima arriverà l’inaugurazione del Terzo Valico dei Giovi (commissionato da Rfi), la linea ferroviaria ad alta velocità per cui sono stati stanziati 13,5 miliardi e che ha goduto anche di fondi Pnrr. Gli scavi finiranno la prossima primavera e la linea sarà operativa fra il 2028 e il 2029. Lunga 53 chilometri, di cui il 70% in galleria, collegherà Milano e Genova in meno di un’ora. L’obiettivo, però, non è solo o tanto il trasporto passeggeri quanto il trasporto merci attraverso il corridoio Reno-Alpi che arriva a Rotterdam e Anversa.
Le sinergie fra la “metropolitana d’Europa” e la nuova capacità del porto si trasformeranno in un vantaggio strategico per il nostro sistema logistico: nel giro di pochi anni le navi in arrivo dall’Asia potranno spedire le merci via rotaia da Genova nel Nord e Centro Europa risparmiando cinque giorni di navigazione verso il porto di Rotterdam.
