Non una semplice interlocuzione tra territori, ma il tentativo di costruire una voce comune del sistemaeconomico eproduttivo del Nord. Emilia-Romagna, Liguria, Lombardia, Piemonte e Veneto avviano una nuova fase di collaborazione attraverso una «Cabina di Regia delle Regioni del Nord», con l’obiettivo di coordinare le rispettive politiche economiche e industriali e, soprattutto, di rendere più strutturato ed efficace il confronto con il Governo e con la Commissione europea. La costituzione della Cabina di Regia arriva dopo l’incontro del 30 giugno aMilano tra gli assessori allo Sviluppo economico delle cinque Regioni: Andrea Tronzano (Piemonte), Vincenzo Colla (Regione Emilia-Romagna), Alessio Piana (Liguria), Guido Guidesi (Lombardia) e Massimo Bitonci (Veneto). Un confronto che ha consentito di entrare nel merito dellequestioni sulle quali i territori stanno già lavorando e che, proprioper la loro rilevanza strategica, possono essere affrontate con una prospettiva comune. Ieri, a Torino, nel Palazzo della Regione Piemonte, la Cabina di regia ha lanciato la grande scommessa su cui si lavorerà da subito: l’istituzione delDistretto unico della manifattura del Nord con l’intento di essere propositivi nelle relazioni con il Governo italiano e nei confronti della Commissione Europea. La posta in gioco è significativa. Nel loro insieme, Emilia-Romagna, Liguria, Lombardia, Piemonte e Veneto rappresentano una componente del sistema economico italiano che contribuisce a più dellametà del Pil nazionale. Un peso economico che, nelle intenzioni dei promotori della Cabina di Regia, può tradursi in un contributo ancorapiù qualificato alla definizione delle politiche industriali, economiche ed energetiche del Paese e dell’Unione europea.
Un passaggio importante. Elodimostrano i numeri. La posta in gioco è il valore di un’area che da sola vale oltre mille miliardi, il 51,3 per cento del Pil nazionale e accentra il 63% dell’export del nostro paese, nel 2025 una cos come 403 miliardi. Un peso al quale ora si aggiunge anche quello delle Confindustrie che rappresentano 35.600 aziende con quasi due milioni di addetti.
Sul tavolo ci sono temi che vanno dalle aree di accelerazione industriale al credito, dalla semplificazione al rafforzamento delle filiere industriali: un lavoro comune che punta a incidere sulle scelte di politica industriale del Paese ma anche sul palcoscenico Europeo per essere sempre più competitivi sullo scenario internazionale. Tra i temi più rilevanti, le aree di accelerazione industriale, insieme agli strumenti territoriali come le Zone di Innovazione e Sviluppo (ZIS) e la Zona Logistica Semplificata (ZLS), il rafforzamento delle filiere industriali e le misure di sostegno agli investimenti. L’obiettivo è capire come rendere più efficace l’utilizzo di questi strumenti, favorendo nuovi insediamenti, rafforzando quelli esistenti e creando condizioni più favorevoli per gli investimenti produttivi.
Altro capitolo centrale è quello dell’accesso al credito. Sul tavolo ci sono la moratoria dei mutui, il Fondo Centrale di Garanzia per le PMI e, più in generale, gli strumenti necessari a garantire alle imprese condizioni di finanziamento adeguate in una fase nella quale costo del denaro, investimenti e transizione industriale sono strettamente collegati.
L’attenzione si concentra soprattutto sulle piccole e medie imprese, che costituisce l’ossatura delle filiere produttive settentrionali. Da qui anche l’attenzione alle certificazioni delle PMI e delle filiere industriali, considerate uno degli strumenti fondamentali per rafforzare qualità, affidabilità e capacità competitiva delle imprese. La sfida riguarda anche il dopo Pnrr. Le cinque regioni intendono coordinare le politiche per l’innovazione. Un tema particolarmente rilevante per un territorio nel quale convivono grandi gruppi industriali, PMI, università, centri di ricerca e filiere altamente specializzate. Non basta infatti sostenere la nascita di nuove tecnologie, ma bisogna riuscire a trasferirle concretamente nei processi produttivi, aumentando produttività ecompetitività delle imprese. Fare sistema diventa decisivo per essere competitivi anche nell’attrarre e trattenere i talenti. In questo quadro, la collaborazione tra le Regioni può assumere un valore politico preciso: evitare la frammentazione degli interventi e provare a costruire una massa critica sufficiente per competere con i grandi ecosistemi industriali europei. La partita non si gioca però soltanto sul terreno delle risorse. Una parte decisiva riguarda infatti le regole. Tra i temi individuati c’è la revisione del regime degli aiuti di Stato, a partire dal de minimis , insieme alla questione del dimensionamento delle imprese. La possibilità di intervenire sulle imprese, sostenerne gli investimenti e accompagnarle nei processi di trasformazione dipende quindi anche dal quadro regolatorio europeo. Per le cinque Regioni, il confronto con Bruxelles diventa inevitabilmente parte integrante della strategia. Lo stesso vale per gli IPCEI di natura nazionale, strumenti attraverso i quali sostenere progetti strategici e tecnologicamente avanzati. Anche in questo caso il coordinamento tra territori può servire a costruire proposte più forti e coerenti rispetto alle singole iniziative regionali. Le cinque Regioni hanno concordato di proseguire il lavoro ehanno già fissato il prossimo incontro, previsto per il 23 ottobre a Milano in occasione del World Manufacturing Forum e di chiedere successivamente incontri specifici e congiunti con il Governo e con la Commissione europea. Una prima occasione per confrontarsi concretamente con Roma sarà il «Decreto Imprese» annunciato per ottobre.
