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Politica economica

Gas ai massimi da tre anni, stangata sui prezzi di produzione

A luglio scatto del 7,8%. E gli analisti vedono i tassi Bce in aumento di 25 punti base

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Il caro energia continua a tenere banco sui mercati con i prezzi del gas arrivati ieri a toccare ad Amsterdam i massimi a tre anni, con il rialzo dei tassi da parte della Bce tra una settimana che appare ormai inevitabile per contrastare le pressioni inflattive. Ieri le quotazioni del gas europeo hanno superato i 75 euro al megawattora per la prima volta dall’inizio della guerra in Iran, raggiungendo il livello più alto dal 2023. A sostenere l’ascesa dei prezzi contribuiscono le tensioni in Medio Oriente così come la crescente preoccupazione delle compagnie energetiche per l’arrivo dell’inverno con scorte limitate per le temperature più rigide. In ascesa anche le quotazioni del petrolio, con il Brent londinese arrivato a sfiorare i 97 dollari per poi ritracciare.

L’effetto energia alimenta sempre più le pressioni inflattive come testimoniato dal dato di agosto, con l’inflazione dell’area euro al 3,3%, ben oltre il target del 2% perseguito dalla Bce. Ieri dall’Istat è arrivato intanto il dato sui prezzi alla produzione industriale, scattati in avanti del 7,8% annuo a luglio sotto la spinta di un rialzo a doppia cifra delle componenti energetiche. Sul mercato interno i prezzi della fornitura di energia elettrica e gas segnano il 14,5% in più rispetto ad un anno prima dal +8,9% di giugno. Costi che si traducono spesso in una vera e propria stangata per le imprese e che dalle fabbriche rischia di trasferirsi sugli scaffali di supermercati e negozi, alimentando ulteriormente il balzo del costo del carrello della spesa. Difficile immaginare che davanti a tali riscontri la Bce non proceda a una nuova stretta monetaria dopo quello effettuato a giugno. L’attesa degli analisti è di un aumento del costo del denaro di 25 punti base nella riunione del 10 settembre. Ne è convinto anche il governatore della banca centrale irlandese, Gabriel Makhlouf, che ieri si è detto «preoccupato» dalla combinazione di inflazione superiore al 3% e crescita economica robusta. Makhlouf ritiene però che l’aumento dei tassi previsto settimana prossima potrebbe bastare in quanto al momento non vi sono prove di effetti di seconda ondata inflazionistica sui salari. «Finché l’inflazione rimarrà trainata principalmente dai prezzi dell’energia un ulteriore aumento dopo quello atteso per settembre non avrebbe molto senso e potrebbe danneggiare l’economia dell’Eurozona», asserisce Carsten Brzeski, global head of macro di Ing.

La marcia di avvicinamento al meeting della Bce continua ad essere accompagnata da crescenti tensioni sulle obbligazioni. Il rendimento del Bund tedesco a 10 anni ha toccato ieri quota 3,4%, nuovo picco dal lontano 2011. Lo spread tra il Btp e il Bund si è allargato solo leggermente a 83,3 punti, con rendimento del decennale italiano al 4,2%. Giornata tranquilla per le Borse con Piazza Affari che ha chiuso in lieve calo (-0,24%), mentre Wall Street si è mossa in moderato rialzo.

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