Dagli Spagheroni, pasta in scatola amatissima nei Paesi Bassi, fino al famigerato vino croato Prosek, le eccellenze agroalimentari italiane sono fra le più copiate al mondo. Un fenomeno, quello dell’italian sounding, che ci danneggia perché i prodotti tipici sono una leva di crescita economica: il sistema Dop conta 200mila imprese, 900mila occupati e quasi 22 miliardi di valore della produzione. Ecco il tema al centro dell’evento Indicazioni Geografiche e non solo: la Dop Economy e il valore delle produzioni italiane nei mercati, organizzato da Lactalis per presentare il volume La filosofia della DOP Economy (Treccani) di Mauro Rosati, co-fondatore e direttore generale della Fondazione Qualivita. Un’occasione per unire intorno a un tavolo i rappresentanti del mondo produttivo e delle istituzioni. Quest’anno Lactalis ha previsto di investire oltre 40 milioni in Italia proprio per valorizzare le nostre eccellenze.
«L’Indicazione geografica ha fatto tre miracoli ha sottolineato Rosati Ha cambiato il valore del cibo, da nutrizionale a simbolico. Ha trasformato tanti alimenti poveri in grandi prodotti. E ha protetto un pezzo di cultura italiana: la Cina ha clonato il nostro sistema per preservare le erbe della sua medicina tradizionale».
E nelle promozione delle nostre Dop Lactalis ricopre un ruolo chiave, visto che ha una quota di circa il 40% dell’export caseario italiano e ha in portafoglio otto Denominazioni di Origine Protetta. Tanto che l’ad Giovanni Pomella ha sottolineato: «Dop e prodotti di marca non sono modelli alternativi, ma strumenti complementari che permettono di valorizzare qualità, tradizione e innovazione. Grazie a una presenza capillare sui territori e a una rete commerciale che raggiunge 115 Paesi, Lactalis sostiene lo sviluppo delle produzioni italiane attraverso investimenti, collaborazione lungo la filiera e iniziative volte a rafforzare il ruolo dell’agroalimentare nazionale sui mercati globali. Per continuare a crescere dobbiamo proteggere le nostre filiere e, allo stesso tempo, competere sui mercati, offrendo livelli diversi di accessibilità in termini di qualità e prezzo. L’industria di marca parte dal territorio e dalla maestria produttiva e, grazie alla capacità di trasformazione e distribuzione, può portare le eccellenze italiane a un pubblico più ampio».
