«Che la si ami, la si odi o la si tema, l’IA è ormai una realtà e sta rapidamente diventando un fattore chiave per il successo relativo dei paesi nell’economia mondiale». È così che ieri Kristalina Georgieva, la direttrice generale del Fondo Monetario Internazionale, ha aperto le riunioni annuali del 2026 a Singapore.
Dietro all’intelligenza artificiale ci sono investimenti enormi, questo ormai si sa, ma provare a misurarlo rende i numeri di colpo più realistici. Secondo le stime si tratta ormai di più di un decimo del commercio mondiale, gli investimenti in Ia corrispondono a quelli destinati alla costruzione di ferrovie, della rete elettrica e della rete di telecomunicazioni unite. Ma per godere veramente dei benefici di questo settore, bisogna farne parte e tenere il passo con Cina, Stati Uniti e India, le economie escluse però sono in bilico.
Come spiegato da Georgieva dietro al mondo dell’intelligenza artificiale e al suo boom, che permette alla crescita globale di restare intorno al 3%, ci sono tuttavia anche dati preoccupanti. Primo tra tutti «uno tsunami al rallentatore» che impatterà il 40% dei posti di lavoro. Allo stesso tempo però, «se venisse meno la fiducia degli investitori e i capitali si allontanassero dal settore, ciò potrebbe comportare rischi per la stabilità finanziaria», dopo il boom registrato dal settore quest’anno.
Insomma, che si guardi all’intelligenza artificiale con ottimismo o con scetticismo, la sua portata rivoluzionaria è certa. Un suo rallentamento potrebbe frenare la crescita globale, ma allo stesso tempo una corsa sfrenata rischia di lasciare sul campo feriti difficili da soccorrere. In tal senso, la presidente dell’Fmi è convinta che «i governi avranno una grande responsabilità nell’aiutare la società ad adattarsi all’avvento dell’Ia, soprattutto se ci sarà una caduta dei redditi».
Intanto ieri Mark Zuckerberg ha preso le distanze dalla richiesta di Amodei e di Musk di rallentare: «Meta ha appena raggiunto i suoi rivali e non si fermerà».
