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Politica economica

Il governo chiama i big per gestire il dopo Ilva

Sondate Leonardo, Ferrovie dello Stato, Fincantieri e Rheinmetall per investire a Taranto. Ma è prioritario mantenere la produzione

Ilva, Zanonato: "Stiamo pensando a commissariamento"

Leonardo, Ferrovie dello Stato, Fincantieri e Rheinmetall. Il governo prova a coinvolgere i big dell’industria nel disegno di un nuovo futuro produttivo per Taranto, con possibili investimenti in Puglia da realizzare nel breve e nel lungo periodo. L’obiettivo è diversificare l’economia del territorio e aprire nuove prospettive occupazionali in un’area fortemente dipendente dalle sorti dell’ex Ilva.

La ricerca di nuove iniziative industriali si affianca alla priorità di garantire un futuro alla produzione di acciaio in Italia, mantenendo attivi gli stabilimenti e preservando, per quanto possibile, il patrimonio industriale e occupazionale di Acciaierie d’Italia. Restano però da definire sia i tempi della vendita sia quelli della decarbonizzazione del siderurgico, mentre si attende da una settimana la decisione della Cassazione sull’area a caldo. Il confronto con i sindacati a Palazzo Chigi ha restituito il quadro di una vertenza che si muove su più piani: la ricerca di un nuovo proprietario, la diversificazione produttiva del territorio e la tutela dei lavoratori diretti e dell’indotto. Al centro resta l’urgenza di assicurare la continuità degli impianti di Taranto, Genova e Novi Ligure.

Per il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Alfredo Mantovano, prima di definire un cronoprogramma preciso occorre «sciogliere i fattori di incertezza». Il primo riguarda la procedura di vendita, con il termine per la presentazione delle offerte vincolanti fissato all’8 novembre. Il secondo nodo è giudiziario: si attende la decisione della Cassazione sul provvedimento della Corte d’Appello di Milano relativo allo stop dell’area a caldo di Taranto. I 90 giorni stabiliti dalla Corte sono scaduti, ma gli impianti restano in funzione dopo l’ultimo decreto del governo, che ha autorizzato l’azienda a mantenerli in una condizione di pre-riscaldo. Una soluzione che punta a preservare la possibilità di proseguire l’attività, in attesa di maggiore chiarezza sul futuro del sito.

Resta intanto l’emergenza dei lavoratori e delle aziende dell’indotto, dopo settimane di proteste e blocchi stradali. I commissari hanno presentato una richiesta di cassa integrazione, che non necessariamente coinciderà con il numero effettivo dei lavoratori coinvolti. Un possibile sostegno potrebbe arrivare dalla prossima legge di Bilancio. Mantovano ha indicato l’impegno del governo a valutare incentivi agli investimenti nell’area di Taranto e misure di accompagnamento all’esodo, nell’ambito delle risorse disponibili per la manovra.