L’Europa viaggia a due velocità e questo oggi è più chiaro che mai. Da un lato c’è una ripresa economica che resiste, sospinta dalla locomotiva tedesca e dalla tenuta generale del blocco; dall’altro c’è il fantasma del debito transalpino, che minaccia di riaprire le ferite mai davvero rimarginate della crisi dell’Eurozona.
A ottobre il settore privato dell’area euro ha registrato un rallentamento superiore alle attese: l’indice composito Pmi elaborato da S&P Global è sceso a 51,9 punti dai 53,1 di settembre, deludendo il consenso degli analisti che scommettevano su una tenuta a 52,7. Il dato rimane comunque al di sopra della soglia di 50 punti - il confine tra espansione e contrazione - e si conferma tra i migliori risultati rilevati negli ultimi tre anni. A fare da palla al piede al Continente è però, quasi esclusivamente, la Francia. Il Pmi a 48,4 punti è il risultato di tensioni politiche, scioperi locali e una profonda
crisi fiscale. Un quadro opposto rispetto alla Germania, che incassa il quarto mese consecutivo di crescita sopra i 50 punti, e al resto dei Paesi dell’area, capaci di reggere, almeno per ora, l’urto dello shock energetico.
Ma a spaventare gli investitori non è tanto l’indice manifatturiero, quanto l’effetto contagio sui titoli di Stato. Sulle obbligazioni parigine si sta consumando una bufera senza precedenti dal 1990: lo spread tra gli Oat transalpini e i Bund tedeschi a 10 anni è schizzato di 32 punti base in una sola settimana, sfiorando i 176 punti base intraday, ovvero più del doppio rispetto ai livelli di maggio. Un’impennata che riporta la mente al picco della crisi del debito del 2011 e che riflette l’ansia per il verdetto di Moody’s. Con un rating che, però, è stato confermato a Aa3 con outlook negativo che certifica la paura del deterioramento della traiettoria del debito sovrano. Moody’s rimane così l’unica società di rating a mantenere la tripla A per Parigi.
A complicare la traiettoria economica c’è poi la fiammata delle materie prime, innescata dal conflitto in Medioriente. Il petrolio ha ripreso la sua corsa sfondando i massimi da sei mesi: il Brent ieri ha superato i 117 dollari al barile (+3,5%), accompagnato dal gas che ad Amsterdam è volato a 93,2 euro al mwh(+3,5%).
Sui listini prevale così la cautela. Le Borse europee hanno archiviato ieri una seduta fiacca, con la flessione di Francoforte (-0,75%), Parigi (-0,36%) e Londra (-0,32%). A Milano, il Ftse Mib è riuscito invece a risalire la china nel finale chiudendo a +0,36%, salvato dal rally dei colossi energetici come Eni.
