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Politica economica

L'inflazione aumenta ma il Pil è brillante e gli occupati crescono

Prezzi al 3,3% ad agosto, benzina oltre i 2,1 euro in autostrada. È record storico di italiani con un posto di lavoro e l’economia cresce dell’1%

Le urla della sinistra e la realtà dell'Italia

L’inflazione torna a mordere, spinta dalla nuova fiammata dell’energia, ma sul fronte dell’occupazione l’Italia segna un altro record e la crescita del Pil viene confermata. È la fotografia che emerge dai dati diffusi ieri dall’Istat: un quadro nel complesso solido ma sul quale pesa il caro-prezzi legato alle tensioni internazionali.

Ad agosto l’inflazione accelera infatti al 3,3% su base annua, dal 2,9% di luglio, segnando il livello più alto da quasi tre anni. Per trovare un dato superiore bisogna tornare al settembre 2023, quando la crescita dei prezzi era stata del 5,3%. Su base mensile l’aumento è dello 0,5%, mentre resta stabile all’1% il cosiddetto carrello della spesa, che comprende alimentari, beni per la cura della casa e della persona. L’inflazione acquisita per il 2026 è già al 2,9%. A pesare è soprattutto l’energia. Secondo l’Istat, la corsa dei prezzi risente ancora «delle tensioni internazionali». I beni energetici segnano ad agosto un aumento del 17%, contro l’11,6% di luglio. Un fenomeno che non riguarda soltanto l’Italia: anche nell’Eurozona l’inflazione sale al 3,3 per cento.

E il caro-energia si riflette direttamente anche sui carburanti. Il prezzo medio del self service sulla rete stradale è salito a 2,022 euro al litro per la benzina e a 2,130 per il gasolio. In autostrada si arriva rispettivamente a 2,104 e 2,204 euro al litro. Per la benzina si tratta di «un record dall’inizio nel 2023 delle serie dei prezzi comunicati dal Mimit», denuncia Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori. «Per trovare un prezzo più alto bisogna risalire al 2022, con lo scoppio della guerra in Ucraina», aggiunge. Il dato riaccende inevitabilmente l’attenzione sul fronte delle misure contro il caro-carburanti, con la scadenza del taglio delle accise sul diesel fissata al 5 settembre. Il governo ha già annunciato interventi «selettivi» e «mirati».

Sul mercato del lavoro, però, i numeri raccontano un’altra storia. A luglio gli occupati sono saliti a 24 milioni e 370mila, il massimo storico, con 2mila unità in più rispetto a giugno e 307mila in più rispetto a un anno prima. Il tasso di occupazione è al 63,2%, mentre quello di disoccupazione scende al 5,8%, ai minimi storici. La crescita è trainata soprattutto dai dipendenti a tempo indeterminato, aumentati di 303mila unità in un anno. Gli occupati over 50 raggiungono a loro volta il massimo storico, a quota 10 milioni e 455mila. Un risultato che il governo rivendica come effetto delle politiche messe in campo. La ministra del Lavoro Marina Calderone parla di «oltre un milione di posti di lavoro creati dall’inizio del mandato di governo e la disoccupazione ai minimi storici, con l’Italia al di sotto della media europea».

A completare il quadro arriva infine la conferma della crescita. L’Istat certifica un Pil in aumento dello 0,2% nel secondo trimestre rispetto ai primi tre mesi dell’anno e dell’1% su base annua. Confermata anche la crescita acquisita per il 2026, pari allo 0,8%. Un dato che, insieme al record dell’occupazione, offre al governo elementi concreti da rivendicare.

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