Il deficit italiano arretra e, insieme alla conferma sullo stato dei conti pubblici, arriva anche una revisione al rialzo della crescita. L’Istat certifica per il 2025 un indebitamento netto delle Amministrazioni pubbliche pari al 3,1% del Pil, contro il 3,4% dell’anno precedente. Il dato, già indicato nelle stime diffuse in primavera, si accompagna a una correzione positiva del livello del prodotto interno lordo e della sua dinamica reale.
Il deficit scende, ma resta sopra il riferimento europeo
Il miglioramento rispetto al 2024 è di tre decimi di punto, con il rapporto deficit-Pil passato dal 3,4% al 3,1%. Una discesa che avvicina ulteriormente l’Italia al riferimento europeo del 3%, senza tuttavia consentire ancora di scendere al di sotto di quella soglia. Il Paese resta infatti nella procedura per disavanzo eccessivo, mentre il percorso di riequilibrio dei conti continua a essere uno dei principali osservati della finanza pubblica.
Ue: per uscire dalla procedura, a novembre il deficit 2025 deve essere sotto il 3%
Perché la Commissione possa proporre a novembre l’uscita dell’Italia dalla procedura per deficit eccessivo, il dato sul deficit 2025 nella notifica Eurostat del 21 ottobre deve risultare inferiore al 3% del Pil. Lo precisa un portavoce dell’esecutivo Ue dopo il dato comunicato oggi dall’Istat, che ha confermato il valore al 3,1%.“Affinché la Commissione possa proporre l’abrogazione della procedura per deficit eccessivo per l’Italia nel pacchetto d’autunno del Semestre europeo a novembre, la notifica Pde dell’ottobre 2026 dovrebbe indicare per il 2025 un deficit inferiore al valore di riferimento del 3% del Pil”.
Pil rivisto al rialzo
La fotografia dell’Istat migliora anche sul fronte della crescita. Nel 2025 il Pil ai prezzi di mercato è risultato pari a 2.265.003 milioni di euro correnti, con una revisione al rialzo di 6.954 milioni rispetto alla stima di marzo. In termini reali l’economia è cresciuta dello 0,6%, un decimo in più rispetto alla precedente valutazione. Anche il 2024 è stato corretto verso l’alto: il Pil in volume è aumentato dell’1,1%, tre decimi oltre la stima precedente, mentre il livello nominale è stato rivisto di 8.564 milioni.
Importazioni più forti dell’export
La composizione della crescita mostra nel 2025 un andamento particolarmente sostenuto degli investimenti fissi lordi, aumentati in volume del 3,9%. I consumi finali nazionali sono cresciuti dell’1%, mentre le esportazioni di beni e servizi hanno segnato un +1,7%. Più marcato l’incremento delle importazioni, salite del 4,2%, un dato che evidenzia una dinamica della domanda di beni e servizi esteri nettamente superiore a quella delle vendite italiane oltreconfine.“Prendiamo atto, non senza rammarico, dei dati definitivi espressi dall’Istat sul rapporto Deficit-Pil 2025. Purtroppo l’Italia non uscirà anticipatamente già quest’anno dalla procedura di infrazione per deficit eccessivo, come avevamo sperato, ma, coerentemente con i dati già espressi nel Dfp, questo potrà accadere nel 2027”, ha affermato il ministro dell’economia e delle finanze Giancarlo Giorgetti.
Costruzioni in testa
Sul fronte produttivo, il dato più robusto arriva ancora dalle costruzioni, dove il valore aggiunto in volume è cresciuto del 2,6% nel 2025. L’agricoltura, silvicoltura e pesca registra un aumento dello 0,8%, mentre l’industria in senso stretto avanza dello 0,4%. Più contenuta la crescita dei servizi, con il terziario fermo a +0,3%. Un quadro che restituisce un’economia in espansione moderata, con differenze significative tra i diversi comparti produttivi.
