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Politica economica

Non solo Irpef, si aumentino pure le detrazioni

I premi delle polizze sanitarie possono “mangiarsi” il taglio tasse da mille euro per il ceto medio

Irpef, detrazioni e nuovi tetti: ecco come cambia la busta paga

Il tema degli scaglioni dell’Irpef può diventare un pilastro della prossima campagna elettorale. Il fatto che il ceto medio stia sprofondando verso il basso, spinge nella direzione di dover identificare un percorso che gli consenta di recuperare peso essendo stato per decenni il motore dei consumi, ovvero il primo sostenitore della crescita del Pil. L’Irpef è basata su scaglioni progressivi che con l’aumento del costo della vita diventano sempre più incisivi sul modus vivendi della grande maggioranza della popolazione. Le aliquote più rilevanti per il ceto medio sono quella da 28 a 50 mila euro, già alleggerita di due punti e passata dal 35 al 33%, e soprattutto quella superiore che scatta oltre i 50 mila euro ed è del 43%. Quest’ultima potrebbe modificarsi partendo non più da 50 ma dai 60mila: in soldoni, la tassa applicata si ridurrebbe di circa mille euro. Un importo che costituirebbe un beneficio alle tasche dei contribuenti e di riflesso ai consumi. Da non dimenticare però quanto insidiano il potere d’acquisto le tasse occulte, ovvero quelle non imposte dal sistema fiscale, ma che gravano soprattutto sul ceto medio. Mi riferisco al quasi obbligo di sottoscrivere polizze sanitarie, sostitutive o integrative alle carenze del sistema sanitario pubblico, sempre più costose e ricche di cavilli, dicasi franchigie, che ormai per una famiglie di tre persone costano più del doppio di quanto risparmiato dal passaggio di aliquota. Peraltro i premi assicurativi non sono deducibili, come non lo è la franchigia applicata, se non nella misura del 19%. Parimenti ad incidere sul borsellino famigliare sono i premi assicurativi previdenziali, deducibili ma nella misura massima di 5300 euro annui, mentre non lo sono quelli della protezione sulla casa, furto e incendio ecc. A pagarne maggior dazio sono i lavoratori autonomi, perché i dipendenti per salute e pensioni ricevono bonus in busta paga. Bene sarebbe aumentare la deducibilità di questi costi che gravano sui consumi più di quanto si ottenga facendo salire di 10 mila euro lo scaglione dei 50 mila euro.

Altro aiuto al contribuente potrebbe arrivare dall’aumento della percentuale dall’attuale 19% ad almeno il 50% delle spese sanitarie pagate direttamente dal contribuente. Ben vengano i mille euro, ma a monte serve una politica fiscale che supplisca a quei costi che il contribuente subisce per carenze dei servizi e creano la necessità di rivolgersi a quelli a pagamento. Sarebbe opportuno che i servizi che implicano costi aggiuntivi ai contribuenti, e ricadono sul ceto medio e il lavoro autonomo, ottenessero una svolta. Non solo e non tanto per alleggerire la pressione fiscale, ma per quanto gli fanno scucire parte del reddito per servizi che gli spetterebbero senza spesa aggiuntiva, ottenendo una maggiore detraibilità dalle tasse di quella concessa adesso.