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Paradosso case green. Bruxelles contro tutti

Aperte 27 procedure d’infrazione per l’inosservanza

Paradosso case green. Bruxelles contro tutti
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Tutti i 27 Paesi dell'Unione europea, Italia compresa, sono finiti sotto procedura d'infrazione per non aver recepito entro il 29 maggio la direttiva sulle cosiddette «case green», la normativa che punta a ridurre progressivamente consumi ed emissioni degli edifici attraverso ristrutturazioni, nuovi standard energetici e piani nazionali con obiettivi al 2030, 2033 e 2050. Un attacco a tutti gli Stati membri che non ha praticamente precedenti nella storia dell'Unione. Le capitali hanno ora due mesi per comunicare alla Commissione le misure adottate: senza risposta soddisfacente, Bruxelles potrà inviare un parere motivato, secondo passaggio di un iter che può arrivare fino alla Corte di giustizia Ue. A marzo era già stata aperta un'infrazione contro l'Italia e altri 18 Paesi, tra cui Francia e Germania, per il mancato invio della bozza dei piani di ristrutturazione, ossia il programma di ammodernamento del patrimonio immobiliare.

Per l'eurodeputata Fi Letizia Moratti si tratta della «dimostrazione plastica e surreale del fallimento di una direttiva irrealistica e fortemente ideologica», che la Commissione dovrebbe «sospendere e riscrivere». Netto anche il commento del co-presidente del gruppo dei Conservatori e Riformisti europei Nicola Procaccini (Fdi). «Una procedura d'infrazione Ue contro tutti gli Stati dell'Unione è probabilmente un unicum nella storia continentale. È quello che ha fatto la Commissione europea e che certifica il fallimento del più ampio progetto del Green Deal», ha dichiarato aggiungendo che «questo da un lato dimostra l'atteggiamento dirigista e coercitivo di Bruxelles contro l'autodeterminazione dei popoli europei ed il principio di sussidiarietà». Secondo Procaccini, tutto questo conferma che «la direttiva case green è un attacco insensato al buon senso, impregnato di radicalismo ambientalista e di odio nei confronti della proprietà privata».

Non meno critico il presidente di Confedilizia Giorgio Spaziani Testa. «Sinceramente non si sa se indignarsi o prenderla a ridere. Un'istituzione con un minimo di contatto con la realtà comprenderebbe che, se una direttiva non viene recepita da nessuno degli Stati destinatari, il problema non è negli Stati, ma nella direttiva», ha chiosato. «Il miglioramento delle prestazioni energetiche degli immobili va incentivato, non imposto», ha concluso.

La direttiva, approvata nel 2024, non impone ai proprietari di ristrutturare le abitazioni entro date fisse, ma fissa obiettivi nazionali di riduzione dei consumi (16% entro il 2030, 20-22% entro il 2035) lasciando ai governi gli strumenti per raggiungerli. Dal primo gennaio 2025, infine, sono vietati gli incentivi pubblici per l'installazione di caldaie a combustibili fossili.

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