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Politica economica

Ue, tassa (nascosta) sulle big tech Usa

L’idea è porre un tetto ad hoc ai ricavi per colpire solo Google & C. Musk cerca 40 miliardi per comprare i chip Nvidia

Il sociologo che ci ha preso sul comunismo canta la fine dell'Ue

Tassare le big tech statunitensi senza però farlo notare a Trump. Questa la missione impossibile su cui sta lavorando in questi giorni la Commissione europea. Washington ha infatti apertamente minacciato ritorsioni contro tutti i Paesi che introdurranno imposte sui servizi digitali statunitensi, così l’Ue cerca una strada secondaria: chiedere un contributo fiscale forfettario annuale a tutte le società operanti nell’Unione con un fatturato superiore a 100 milioni di euro all’anno. Che, in parole povere, significa proprio le big tech, da Apple a Meta, passando ovviamente anche per Google e Amazon.

La discussione su quella che dovrebbe essere la nuova Corporate Resource for Europe (Core) non arriva in un momento casuale. In questi giorni i paesi dell’Ue stanno infatti cercando di negoziare il bilancio comune dell’Unione e si trovano di fronte a enormi vincoli di spesa a livello nazionale, il che porta a richieste di nuovi prelievi centralizzati.

In quest’ottica, la tassa Core, che da sola varrebbe circa 6,8 miliardi all’anno, fa parte di un gruppo di cinque nuovi prelievi sviluppati dall’Europa che potrebbe fruttare circa 60 miliardi di euro all’anno al bilancio comune dell’Ue a partire dal 2028. Per ora però i dubbi non dipendono solo dal timore di un contrattacco statunitense, ma anche da alcuni Paesi membri, preoccupati che il nuovo contributo possa finire per penalizzare anche le imprese europee di medie dimensioni, mettendole in una situazione di svantaggio rispetto alla concorrenza straniera. Per questo, secondo quanto riferito dai funzionari al Financial Times, Bruxelles starebbe lavorando a una modifica della soglia, in modo da restringere il perimetro del prelievo ed escludere le imprese più piccole. Una modifica che potrebbe aumentare il sostegno dei Paesi membri, ma che richiederebbe comunque l’accordo di tutti i 27.

Mentre in Europa si cerca un modo per tassare le big tech, Dall’altra parte dell’Atlantico, però, proprio quelle stesse società e i loro rivali stanno affrontando una corsa agli investimenti nell’intelligenza artificiale che richiede capitali sempre più enormi. Un esempio arriva da SpaceX che è tonata sul mercato, alla ricerca di 40 miliardi di dollari per acquistare nuovi chip di Nvidia. Per essere precisi Elon Musk sta cercando di raccogliere circa 10 miliardi tramite prestiti bancari e gli altri 30 miliardi tramite debito investment-grade, in una transazione che dovrebbe concludersi entro il 2027.

Il paradosso è tutto qui: mentre l’Europa studia come mettere un prezzo sulla ricchezza delle big tech, negli Stati Uniti si continua a investire in innovazione.