Show the funeral, mostra il funerale di massa, con milioni di persone, della guida suprema Alì Khamenei, per far vedere al mondo la «forza» dell'Iran dominato dai Pasdaran. E sfidare simbolicamente gli Usa proprio il 4 luglio, per i 250 anni dell'indipendenza americana. Il grande ayatollah 86enne, eliminato nell'attacco di Israele e Stati Uniti del 28 febbraio, aveva guidato la teocrazia per 37 anni, dopo la scomparsa del fondatore Khomeini. Alle esequie il regime punta a mobilitare 15-20 milioni di persone, ma in tanti resteranno a casa considerando Khamenei il simbolo di un sistema che non vogliono più. Il funerale è monumentale con un durata di sei giorni, in quattro città e due paesi, l'Iran e l'Iraq. Una prova di appoggio alla Repubblica islamica, con il simbolo del pugno chiuso e lo slogan «dobbiamo ribellarci» a Stati Uniti e Israele. La leggenda vuole che ritrovati i resti di Khamenei, sotto le macerie, la guida suprema aveva un pugno chiuso alzato verso il cielo come messaggio di resistenza dall'aldilà.
Il funerale è iniziato ieri con la bara avvolta nella bandiera iraniana esposta nella grande Mosalla dedicata all'imam Khomeini nella capitale, assieme a quella di vittime innocenti, come la nipotina di 14 mesi. Oggi si aprono le esequie pubbliche con tre giorni di processione alla moschea e tutto chiuso per lutto compreso lo
spazio aereo. A parte bus e treni deviati sulla capitale per fare affluire più gente possibile. Le strade di Teheran sono invase da striscioni con il pugno chiuso e i missili verso Israele, ma pure tende per i partecipanti, moschee, palazzetti dello sport e scuole adibiti a dormitori. Le autorità hanno previsto di sfornare 50 milioni di pagnotte e sono mobilitate 2.500 ambulanze oltre a 65mila agenti per evitare qualsiasi protesta. Martedì il feretro sarà trasferito a Qom, il cuore teologico sciita, dove rispunterà la bandiera rossa, come il sangue, con la scritta bianca «Ya Hussein», simbolo del sacrifico del venerato nipote di Maometto e di vendetta. Lo stendardo sventolerà fino alle città sante irachene di Najaf e Karbala, dove la salma verrà portata al mausoleo di Hussein. Una tappa per dimostrare la forza del mondo sciita e delle sue milizie, seppure acciaccate da duri colpi, come la perdita del bastione siriano e gli Hezbollah sotto tiro israeliano in Libano.
Il 9 luglio Khamenei verrà sepolto nella sua città natale, Mashad, nel mausoleo dell'imam Reza, luogo di pellegrinaggio più visitato di tutto l'Iran.
Un segnale di come l'asse del potere sia passato dagli ayatollah ai pasdaran è l'omaggio al feretro, ancora prima della nomenklatura del regime e dell'esposizione pubblica, del capo dei Guardiani della rivoluzione, il generale Ahmad Vahidi, che non si era fatto vedere da prima dell'attacco.
Accanto alla bara ha dichiarato: «Il sangue puro del nostro imam martire segnerà un'altra svolta nelle vittorie dell'amato Islam nell'arena globale». Il capo dell'esercito, generale Amir Hatami, gli ha fatto eco annunciando «alla criminale America e al perfido regime sionista, che vendicheremo il sangue» di Khamenei.
Fra le delegazioni governative e di fan dell'Iran provenienti da 100 paesi spiccano il vicepresidente russo, Dmitry Medvedev e il premier pachistano Shehbaz Sharif, con un nutrito seguito compreso il capo di stato maggiore Asim Munir, il generakle preferito da Trump. Principali mediatori delle trattative fra Teheran e Washington, che almeno al funerale sembrano pendere per il 4 luglio iraniano. Fra i «convogli di amanti della rivoluzione islamica», come li ha definiti il portavoce del ministero degli Esteri di Teheran non poteva mancare un manipolo «anti-imperialista italiano».
Trump proverà a snobbare la sfida iraniana al suo 4 luglio ma l'arma mediatica a sorpresa degli iraniani potrebbe essere l'apparizione di Mojtaba, il figlio di Khamenei. Nuova guida suprema, ferito gravemente dai bombardamenti, è già un mezzo «martire», non ancora apparso in pubblico.