«Ich bin ein Berliner». La buonanima di John Kennedy lo urlò a tutto spiano in una Berlino divisa dal Muro e circondata dai sovietici.
Con quello slogan il presidente promosse i suoi cittadini a simboli dei valori e delle libertà occidentali. C’è da chiedersi se lo rifarebbe.
Soprattutto davanti a una Berlino assediata non più dai sovietici, ma dai migranti e affidata ad Elif Eralp, la 45enne candidata di origine turca di Die Link vincitrice dall’elezione a sindaco della città. A far le veci del defunto presidente americano c’è in compenso il sindaco di New York Zohran Mamdani a cui la signora Eralp, figlia di due sindacalisti turchi fuggiti in Germania negli anni ’70, non fa mistero d’ispirarsi. Non a caso lo scorso novembre - prima di buttar giù il proprio programma - spedì quattro suoi dirigenti a studiare il primo sindaco musulmano della Grande Mela. E subito dopo non esitò a copiarlo integralmente privilegiando finanziamenti basati su piccole donazioni e incentrando la campagna sul controllo dei prezzi e sulle facilitazioni immobiliari per i senza casa. Fin qui niente di male. Al pari di Mamdani, però, Eralp incarna anche tutte le contraddizioni e le ambiguità della nuova sinistra e della cultura woke.
Primo fra tutti il dilagante antisemitismo, emerso in tutta la sua virulenza lo scorso agosto quando il rapper Dahabflex animò un raduno berlinese di Linke a Berlino con canzoncine come «Yalla yalla intifada», «Stop the Genocide» e «Morte all’Idf». Un’esibizione subito condannata dalla Eralp che però nelle settimane successive non riuscì a trattenersi dal promettere l’arresto di Netanyahu, in caso di visita a Berlino, e dal condannare la repressione delle manifestazioni Pro Pal.
Ma a preoccupare i berlinesi più fedeli al ricordo di Kennedy che alle promesse di Mamdani c’è l’impegno del nuovo sindaco a espropriare alcuni complessi immobiliari per far posto a clandestini e profughi di cui la Eralp è orgogliosa paladina fin da quando lavorava come consulente legale dei migranti. E chissà cosa penseranno i 400mila musulmani di Berlino costretti da domani a prendere ordini da un sindaco donna. In barba al sacro Corano.
