Lei rischia 13 anni di carcere. Lui di finire anzitempo la carriera politica, senza poter escludere anche altri inciampi politici, si veda il caso Zapatero. È grande l’imbarazzo per il primo ministro Pedro Sánchez, dopo che sua moglie Begona è stata rinviata a giudizio per malversazione di fondi pubblici e traffico di influenze. Lo ha deciso il giudice Juan Carlos Peinado, che ha disposto l’apertura del processo con giuria popolare che inizierà tra un anno. In aula ci sarà anche la socia di Gomez, Cristina Alvarez, dopo che il Tribunale provinciale di Madrid aveva archiviato due delle contestazioni iniziali e disposto la revoca delle misure cautelari. Ma le 67 pagine di ordinanza di Peinado potrebbero cambiare le cose, dal momento che è stato disposto un accertamento sulla situazione economica di Gómez, chiedendo all’Agenzia delle entrate le ultime 5 dichiarazioni dei redditi. Nell’Università Complutense la posizione di Gómez come moglie del premier sarebbe stata influente, troppo, per l’accusa.
Le indagini sono iniziate due anni fa dopo la denuncia presentata dal sindacato Manos Limpias, che accusava Gómez di aver distratto fondi pubblici, per aver utilizzato la sua assistente a la Moncloa, Cristina Álvarez, per i suoi affari privati; di aver usato la sua posizione per aggiudicarsi la cattedra presso l’università madrilena, anche grazie all’appoggio di varie aziende che avevano sponsorizzato il software legato al corso di laurea.
Ma non è tutto, perché la giornata di ieri sarà ricordata come particolarmente difficile per la credibilità del partito socialista spagnolo, visto che è stato deciso che l’ex primo ministro José Zapatero ha tre giorni di tempo per giustificare i gioielli trovati nelle sue disponibilità, e le sue figlie testimonieranno a novembre in qualità di imputate. È coinvolto nel caso Plus Ultra, la compagnia aerea salvata da 53 milioni di euro durante la pandemia per cui è indagato per presunta organizzazione criminale, traffico di influenze e falso documentale, ipotizzando un sistema di intermediazione per il salvataggio della compagnia che tocca anche gli interessi in Venezuela e le relazioni con grossi gruppi internazionali.
«Per la prima volta nella democrazia, e probabilmente nella nostra storia, Sánchez ha trascinato alla sbarra degli accusati la sede della presidenza del governo. Per reati tipici di una volgare banda di truffatori», commenta il leader di Vox, Santi Abascal, secondo cui «la Spagna non merita questa mafia, è necessario che tutte le istituzioni difendano e dimostrino la loro indipendenza. E che gli spagnoli difendiamo le nostre istituzioni».
