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Politica estera

Bot, avatar e sondaggi manipolati: così l’IA sta cambiando la politica in Israele

Dai messaggi personalizzati su WhatsApp alla profilazione degli elettori, i partiti israeliani sperimentano nuovi strumenti digitali per orientare il consenso

elezioni israele

In Israele i partiti politici stanno investendo nell’intelligenza artificiale come vero e proprio strumento di influenza. In passato, l’attenzione era rivolta a cartelloni pubblicitari, manifesti e volantini con la classica foto del candidato e la sua storia. Ora le tecnologie disponibili sono cambiate radicalmente. Un’inchiesta di Haaretz ha portato alla luce una serie di nuovi mezzi di campagna politica, che tentano ad esempio di manipolare i sondaggi a favore dei candidati di un partito. I mezzi utilizzati sono bot e avatar, strumenti di intelligence avanzati basati sull’intelligenza artificiale come ChatGPT. Alcuni di questi non sono soggetti ad alcun controllo. Sono stati lanciati dopo il 7 ottobre, e sviluppati per iniziative da parte di volontari. Vengono ora rivolti verso l’interno, per conquistare i cuori e le menti degli israeliani. Si ricorre a metodi più tradizionali ovvero reclutando utenti reali per un’influenza online organizzata. O a software che consentono ai partiti di raccogliere e gestire enormi database di informazioni sugli elettori, per individuare sostenitori fedeli ed ex elettori indecisi, e persino identificare la base elettorale di un avversario per scoraggiarne la partecipazione al voto.

Il registro elettorale è fornito dal ministero dell’Interno prima di ogni elezione. Utilizzando l’intelligenza artificiale, i partiti arricchiscono il profilo di ogni persona con dettagli, ad esempio quale partito segue su Facebook o a quale gruppo si iscrive collegato a un partito. Una volta identificati gli elettori interessanti, i partiti li prendono di mira tramite annunci a pagamento, social media e telefonate, oltre a messaggi sms e WhatsApp. Sono emerse aziende specializzate in campagne di massa su WhatsApp attraverso sistemi di intelligenza artificiale che personalizzano ogni chiamata in base al destinatario, ad esempio “Ciao Ruth, sono Benjamin Netanyahu”, e rispondono a domande utilizzando un sistema predefinito.

Ma esistono anche mezzi più sofisticati. Come i bot utilizzati nel marketing digitale per gonfiare il numero di visualizzazioni e migliorare il posizionamento dei contenuti su siti come Google. I bot sono programmati per distribuire messaggi di propaganda politica. I partiti li acquistano anche per aumentare il numero di visualizzazioni sui social media, o per commentare e condividere contenuti al fine di incrementare la loro importanza. Esistono anche una serie di bot che votano nei sondaggi online e falsificano i risultati dei sondaggi. Come avviene? Identificano i sondaggi aperti e votano sistematicamente per il loro candidato. Inoltre, sono utilizzati anche avatar che sembrano persone reali, hanno numeri di telefono veri e possono votare nei sondaggi. Lo scopo? Dare un’immagine positiva, ma falsificata di un partito o danneggiare quella di un rivale. Ci sono pure avatar che si spacciano per utenti reali, pubblicano e condividono contenuti, commentano articoli e altri post e amplificano i messaggi della campagna elettorale.

A differenza di un bot, che è completamente automatizzato, un avatar è gestito in parte da una persona ed è progettato per essere identico a una reale. Il bot è un programma che accede alla rete attraverso lo stesso tipo di canali utilizzati dagli utenti per svolgere attività di raccolta dati o manipolazione in maniera autonoma, con scopi vari, ma in genere legati all’automazione di compiti che sarebbero troppo gravosi o complessi per gli utenti. Gli avatar invece agiscono in vari modi. Pure creando contenuti online in modo che i motori di intelligenza artificiale li riportino nelle loro risposte, assorbendo informazioni positive su un candidato e negative sui rivali. Con l’aumentare dell’uso dell’intelligenza artificiale e dei suoi strumenti associati nella campagna politica e nella messaggistica, sono state sollevate molte preoccupazioni etiche. Secondo più esperti questa serie di azioni violano significativamente la privacy, ed esistono notevoli dubbi sulla loro legalità. Negli ultimi anni alcuni utenti trasmettono l’idea complottista dell’Internet morto, per cui la maggior parte dei contenuti presenti in rete sarebbe già prodotta da bot, al fine di manipolare la popolazione. Beh, siamo in un altro mondo, ben al di là del bene e del male.

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