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Vittoria di Trump alla Corte Suprema: via libera ai rimpatri dei migranti nei Paesi terzi

I giudici sbloccano il programma dell’amministrazione americana. I trasferimenti potranno riprendere, ma a dicembre la Corte esaminerà il caso nel merito

La Corte Suprema degli Stati Uniti dà nuovamente il via libera all’amministrazione Trump sui rimpatri dei migranti verso Paesi diversi da quello di origine. I giudici hanno consentito alla Casa Bianca di riprendere, almeno temporaneamente, il programma che permette di trasferire gli stranieri in Paesi terzi senza garantire loro preventivamente la possibilità di sollevare eventuali timori legati a violazioni dei diritti umani.

La decisione, adottata con un breve provvedimento non firmato e senza motivazioni, ha visto il dissenso dei tre giudici dell’ala liberal Sonia Sotomayor, Elena Kagan e Ketanji Brown Jackson. La partita, però, non è ancora chiusa. La Corte Suprema ha infatti deciso di esaminare il caso nel merito a dicembre, con una sentenza attesa entro la prossima estate.

La politica era stata introdotta dall’amministrazione Trump nell’ambito della stretta sull’immigrazione. Il nodo riguarda soprattutto i casi nei quali il Paese d’origine di un migrante rifiuta di accoglierlo. In queste circostanze Washington ha previsto la possibilità di procedere con il trasferimento verso un altro Stato, anche qualora la persona interessata non abbia legami con il Paese di destinazione. Secondo i dati riportati dalla Cnn, sarebbero circa 25 mila i migranti già allontanati attraverso questo sistema.

La questione era finita sotto i riflettori anche dopo il caso di un gruppo di migranti destinati al Sud Sudan e successivamente trattenuti a Gibuti. Il contenzioso è arrivato più volte davanti alla Corte Suprema, che in precedenza aveva già permesso all’amministrazione di proseguire temporaneamente con i trasferimenti verso Paesi terzi.

L’ultimo ricorso d’urgenza era stato presentato da Donald Trump il 24 settembre, dopo che il giudice distrettuale Brian Murphy – con sede a Boston - aveva di fatto bloccato le espulsioni. L’amministrazione aveva sostenuto che lo stop avesse provocato “notevoli problemi logistici” nelle operazioni in corso, compresa la cancellazione di alcuni voli. Nel ricorso alla Corte Suprema l’amministrazione aveva riferito anche della cancellazione di un volo diretto verso tre diversi Paesi con a bordo 70 migranti con condanne penali, sostenendo che la decisione avesse reso necessario riaprire i contatti diplomatici con gli Stati coinvolti.

Ora sarà la Corte Suprema a pronunciarsi nel merito. I giudici dovranno affrontare, tra gli altri, tre punti: la competenza del tribunale distrettuale che aveva bloccato la politica, la possibilità di estendere la decisione all’intera categoria di migranti interessati e soprattutto la legittimità del programma adottato dall’amministrazione Trump.

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