Potrà sembrare paradossale, contraddittorio, ma per far sì che l’Occidente come alleanza sopravviva è necessario che Donald Trump perda le elezioni di Midterm. Nel mondo impazzito con il contributo decisivo di The Donald, infatti, per rilanciare un’intesa tra le democrazie occidentali l’attuale inquilino della Casa Bianca, cioè l’uomo che governa il Paese che più di tutti ha contribuito a mettere in piedi il comune sentire e la solidarietà che unisce - o forse univa - le due sponde dell’Atlantico, deve essere sconfitto. La ragione è semplice quanto surreale: l’obiettivo è evitare che giorno dopo giorno Trump nuoccia all’Occidente, demolisca la sua immagine nel mondo, contribuisca a modificarne il profilo di custode dei valori di libertà nel confronto con le autocrazie. Sarà un’analisi cruda, magari brutale, ma altri due anni come quelli appena trascorsi senza che il Congresso degli Stati Uniti possa porre limiti e freni alla politica trumpiana rischiano di essere letali per l’Alleanza.
Basta guardare alla cronistoria di questi mesi: dalla politica dei dazi, agli affondi contro il Messico, il Canada e la Groelandia; i voltafaccia nei confronti dell’Ucraina e la simpatia verso Putin. E ancora la guerriglia per non dire di peggio verso l’Europa, le minacce di ridurre del tutto la presenza militare Usa nel Vecchio Continente, l’incapacità nel gestire le ambizioni di Netanyahu, l’apertura di un conflitto contro l’Iran senza informare gli alleati. Ed infine la teorizzazione di un mondo tripolare - Stati Uniti, Russia, Cina - parente stretto del nuovo ordine mondiale che piace tanto allo Zar.
Per non parlare degli impulsi autoritari che hanno caratterizzato la sua politica interna: gli omicidi dell’Ice, il fastidio verso le regole democratiche, l’idea di proporsi come faro di una sorta di pseudo ideologia sovranista. Una picconata dopo l’altra all’idea di Occidente. Sembra quasi che Trump si senta più a suo agio con gli autocrati che non con le istituzioni democratiche. Un feeling, un’assonanza che traspare in molte delle sue scelte. Una minaccia di tale portata, perché di questo si tratta, ha addirittura spinto Leone XIV a votare per corrispondenza: è la prima volta nella storia che un Papa si sia sentito in dovere di partecipare a un’elezione. La verità è che si è superato il livello di guardia, si è oltrepassata la sottile linea rossa: l’uomo ha sconquassato le alleanze, gli equilibri internazionali e l’economia mondiale. A questo punto è meglio che alla Casa Bianca ci sia un’anatra zoppa che non un presidente.
