L’Europa centro-orientale è diventata uno dei fronti più caldi per la diplomazia militare cinese. Pechino sta infatti consolidando una presenza discreta (ma costante) nei Paesi che si affacciano sul fianco orientale dell’Unione Europea e della Nato. La guerra in Ucraina ha accelerato questo interesse, trasformando la regione in un laboratorio strategico dove si intrecciano tre varianti: le dinamiche militari, l’intelligence e la competizione geopolitica tra grandi potenze. Monitorare ciò che accade tra Baltico, Balcani e Europa centrale significa capire meglio l’evoluzione degli equilibri di sicurezza europei.
La variabile cinese sull’Europa orientale
Secondo un’interessante analisi pubblicata dal think tank China Observers, uno degli strumenti principali utilizzati da Pechino per consolidare la suddetta presenza sul fronte orientale dell’Ue coincide con la rete degli addetti militari presenti nelle ambasciate cinesi della regione. Su 22 Paesi dell’Europa centro-orientale, ben 20 ospitano rappresentanti militari cinesi accreditati. Le sole eccezioni sono Kosovo e Lituania, per ragioni legate alle rispettive dispute diplomatiche con la Repubblica Popolare Cinese.
Ufficialmente questi funzionari si occupano di cooperazione, scambi istituzionali e relazioni con le forze armate locali. Tuttavia, numerosi studi occidentali sottolineano come il loro ruolo includa anche attività di raccolta informativa e analisi strategica. La presenza diffusa di questi ufficiali riflette il valore attribuito da Pechino alla regione, oggi considerata un osservatorio privilegiato per seguire da vicino l’evoluzione della guerra in Ucraina, il rafforzamento del dispositivo Nato e la crescente diffusione di tecnologie militari provenienti da Paesi asiatici.
La comparsa di droni taiwanesi nei mercati dell’Europa orientale, l’impiego di armamenti sudcoreani in diversi Stati dell’area e il coinvolgimento della Corea del Nord nel conflitto rappresentano elementi che alimentano l’interesse dell’apparato di sicurezza cinese. Gli addetti alla difesa svolgono quindi una funzione essenziale per il gigante asiatico.
La diplomazia militare di Pechino
C’è dell’altro. Già, perché la Cina porta avanti una diplomazia militare più visibile attraverso esercitazioni, incontri bilaterali e persino forniture di armamenti. Il caso più significativo è quello della Serbia, partner privilegiato di Pechino nei Balcani. Negli ultimi anni Belgrado ha acquistato sistemi d’arma cinesi, tra cui droni e dispositivi di difesa aerea, diventando il principale cliente regionale dell’industria militare del Dragone. Nell’estate del 2025 i due Paesi hanno inoltre organizzato l’esercitazione congiunta “Guardian of Peace”, suscitando preoccupazioni in diverse capitali europee.
Anche fuori dai Balcani, però, la Cina utilizza la dimensione militare come strumento di comunicazione strategica. Le esercitazioni svolte con la Bielorussia nei pressi del confine polacco nel 2024 sono state interpretate come un segnale rivolto alla Nato e agli Stati dell’Europa orientale.
Il fine ultimo della Cina non consiste soltanto nell’accrescere la propria influenza politica nella periferia del Vecchio Continente, ma anche comprendere in anticipo,
o almeno provare a farlo, le trasformazioni del panorama strategico europeo. Ecco, dunque, che l’Europa orientale si sta trasformando in un tassello decisivo per la proiezione internazionale del Dragone.