La destra non è più solo un vento: è la forza che sta cambiando l’Europa e chiede di essere ascoltata. In Sassonia non hanno solo votato, hanno strappato il velo all’ipocrisia di una alleanza con la sinistra che ormai traballa da mesi. E così, mentre Berlino recita la stanca litania del cordone sanitario, il sistema Germania implode, segnando la fine definitiva dell’era social-verde. Il crollo della Cdu non è un incidente, ma un segnale d’allarme per tutto il mondo dei conservatori moderati e cattolici europei. Ostinarsi, come fa la Commissione, a tenere in piedi alleanze innaturali con Verdi e socialisti - soggetti con cui non esiste più alcuna sintonia programmatica - è un errore strategico suicida. Le migliori scelte di cambiamento oggi passano per la cosiddetta «maggioranza Giorgia», ovvero l’unione tra popolari e conservatori. Tajani ha ragione a preoccuparsi per una vittoria della destra che prescinde dai popolari, ma il punto focale è lo schema delle alleanze: se il Ppe continuerà a guardare a sinistra, i suoi elettori migreranno inevitabilmente verso destra. L’Europa ha voluto accogliere ogni identità fino a smarrire la propria, cancellando differenze fino a non riconoscersi più allo specchio. La rivolta di oggi ci dice che l’Europa tornerà a essere una nazione di nazioni solo quando avrà il coraggio di definire la propria identità. La chiamano «onda nera» perché hanno paura della realtà: quel nero, in fondo, è soltanto il buio che hanno lasciato dietro di loro.

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