Le presidenziali del 2028 iniziano ora. La fine del voto di metà mandato apre ufficialmente la grande rincorsa alle presidenziali. Donald Trump, Costituzione alla mano, non potrà candidarsi, quindi la lotta per raccogliere lo scettro del movimento Maga sarà più serrata che mai.
Il primo nome è quello del vicepresidente JD Vance. Sulla carta, vista anche la tradizione della politica americana, l’autore del bestseller «Elegia americana» ha tutti i motivi per candidarsi. Fedele a Trump, Vance è però una figura diversa, vicina alle istanze isolazioniste e America First del popolo Maga. Critico della guerra in Iran, incarnerebbe l’essenza del Trump del primo mandato e vanterebbe inoltre solidi legami con il mondo tech della Silicon Valley.
Più istituzionale sarebbe la candidatura di Marco Rubio, attuale segretario di Stato. L’ex senatore della Florida potrebbe ripresentarsi come conservatore più classico, una figura rimpianta dal resto del partito. E potrebbe essere il candidato giusto per far crescere i consensi tra gli elettori ispanici sempre più insoddisfatti dei democratici. Il problema è che piace più all’establishment e meno ai fedelissimi di Trump.
A debita distanza c’è un altro nome tra gli eredi del mondo Maga: Tucker Carlson, il megafono dei delusi, da destra, del presidente. L’ex anchorman sta cercando di creare un contropotere del mondo repubblicano, ma non sarà semplice lanciare un’Opa sul movimento.
C’è poi il grande mare magnum dei populisti. Ted Cruz vorrebbe riprovarci dopo il flop del 2016. Oltre alla fedeltà per Trump, può vantare un legame importante con il conservatorismo religioso. Identikit simile per Ron DeSantis forte dei risultati ottenuti come governatore della Florida, diventata un paradiso conservatore.
Ci sono poi suggestioni più istituzionali come i senatori Josh Hawley del Missouri e John Kennedy della Louisiana. Senza dimenticare la variabile impazzita Pete Hegseth. Tutte queste figure avranno un compito difficile, ricostruire la coalizione elettorale di Trump senza alienarsi il voto moderato. Un’operazione che potrebbe tentare l’ex governatore del New Jersey Chris Christie, un volto del conservatorismo centrista, che ha rotto con Trump già nel 2020.
C’è poi un’ultima suggestione: Donald Trump Jr. Il figlio del presidente potrebbe cambiare tutto grazie all’appoggio del padre. In un colpo solo conquisterebbe i seguaci più accaniti del popolo Maga che decidono le primarie, e rappresenterebbe il volto nuovo di cui gli americani sono sempre alla ricerca. Ma sarà sufficiente a convincere anche il resto del partito? Con le Midterm si capirà di più.
