La Francia cambia marcia, sui cortei. Dopo il caos del fine settimana, il presidente della Repubblica ha annunciato ieri che le mobilitazioni promosse da persone «che non hanno alcuna legittimità» saranno vietate «ovunque possibile». Le manifestazioni organizzate dai sindacati, invece, saranno gestite dai prefetti, che proporranno però percorsi alternativi per tutelare i centri cittadini, le attività commerciali e gli edifici pubblici. La conta dei danni, secondo le assicurazioni, arriva già a 1,2 miliardi di euro per i saccheggi del 17 e 18 ottobre. Così Macron, rientrato dalla missione nel Golfo, prende in mano il pallino del governo delle prossime azioni: in programma per sabato.
Mentre resta in vigore per il quarto giorno un coprifuoco serale in alcune zone di Parigi, Marsiglia e altre città, il capo dello Stato convoca un consiglio di sicurezza d’urgenza all’Eliseo e annuncia che sabato gli effettivi saranno superiori del 20% rispetto a quelli mobilitati il 17 ottobre. Specie dopo aver lasciato al suo posto il ministro dell’Interno dimissionario, assieme ai servizi di intelligence, è lui a fare il punto con gli 007: «È evidente che ci siano state mancanze nella previsione degli eventi e elementi di sorpresa», ammette Macron. Il premier tende la mano ai partiti: a Matignon, sede del primo ministro, ieri un incontro a cui hanno risposto solo il candidato neogollista alle presidenziali Bruno Retailleau, quello socialdemocratico Raphaël Glucksmann e la leader degli Ecologisti Marine Tondelier. Danno forfait Le Pen e Mélenchon, mentre pezzi sparsi dei gilet gialli promettono di essere in piazza sabato nel corteo del sindacato Cgt fra Place de la Bastille e de la Nation. Il Guardasigilli Darmanin rivendica intanto che su 2.700 fermati, 217 sono stati già incarcerati. Processati per direttissima. In un clima pirotecnico si inserisce pure una bufera televisiva. Un reportage di circa 12 minuti «nel cuore delle violenze» trasmesso domenica ha costretto il canale a porgere le scuse. Le immagini, con gli scontri della sera prima, vandalismo e interventi delle forze dell’ordine, sono stati trasmessi quasi privi di commenti che aiutassero a comprendere gli eventi. Secondo i sindacati, una copertura che farebbe il gioco dei lepenisti. Dopo giorni di dibattito, Philippe Corbé, direttore dell’informazione di France Télévisions, pur rivendicando un registro narrativo diverso da quello dei servizi del tg, ha ammesso: «Avremmo dovuto essere più chiari». Molti telespettatori sui social hanno stigmatizzato il risalto alle scene di violenza; spazio insufficiente alle ragioni della mobilitazione. Corbé ha difeso l’intento del reportage: puntava a distinguere la manifestazione pacifica contro il caro vita e a favore dell’istruzione dalle violenze. Tra le 20 mila e le 30 mila persone sono invece attese sabato per protestare durante il congresso dei lepenisti a Orléans: 3mila forze dell’ordine schierate mentre a Marsiglia cortei vietati.
