Il preside di una scuola di Marsiglia aggredito e cosparso di benzina. È forse questa l’immagine più forte della giornata; che fotografa una crisi d’Oltralpe in corso da giorni, dilagata ieri. E moltiplicata per mille in quasi altrettante scuole. Una cellula di crisi del governo, a fine giornata, consegna ai tg le prime contromisure dell’esecutivo, preso in contropiede dall’escalation di rabbia che ha contagiato atenei e licei di Francia sotto l’influenza dell’estrema sinistra di Jean-Luc Mélenchon. Su di lui, punta il dito il titolare dell’Istruzione, Edouard Geffray, dando in tv il bilancio delle guerriglie urbane nelle città dell’Esagono, trasmesse per l’intera giornata sui canali all news. Auto e cassonetti dati alle fiamme e scuole messe in ginocchio non solo in periferia. La Francia brucia ancora, ma stavolta soprattutto i plessi dove almeno tre dirigenti scolastici sono stati malmenati solo ieri; un caos che ha costretto i membri dell’esecutivo ad annullare tutti i viaggi e gli spostamenti previsti per far fronte all’emergenza che preoccupa pure gli 007.
Al di là delle 235 persone ferite nelle rivolte d’istituto - 65 membri del personale e 170 studenti - la protesta ha «sconfinato» dalle banlieue di Parigi a Lione, Bordeaux a Tolosa. «Concretamente spiega il ministro Geffray osserviamo un tentativo di attaccare e distruggere il servizio pubblico di istruzione, incendiano gli istituti e aggrediscono il personale». Ma il governo nega responsabilità e inazione: il movimento studentesco «è stato preso in ostaggio da gruppuscoli ultraviolenti», l’accusa in diretta tv, ieri sera.
Inizialmente si trattava di un blocco studentesco nato una decina di giorni fa nelle periferie. Rivendicazioni in parte anche comprensibili, ha detto il ministro su France 2, elencando i problemi alle strutture, ai servizi igienici, alle mense, carichi orari eccessivi e mancata sostituzione di insegnanti. «Legittimo, siamo in ascolto ma oggi (ieri, ndr) abbiamo assistito a un cambio della natura della protesta». Il partito La France Insoumise ha «alimentato» i picchetti violenti assieme a «gruppuscoli di estrema sinistra».
Almeno «900 azioni» su tutto il territorio e in tutte le province. E in un Paese in piena campagna elettorale, la candidata del Rassemblement National, Marine Le Pen, affonda il colpo: «Non si tratta più di contestazioni, ma di disordini organizzati da professionisti, a quanto pare, da deputati di La France Insoumise». Il sindaco di Saint-Denis, star del partito di Mélenchon, si fa filmare da giorni accanto al dissenso studentesco ed è stato già segnalato dal prefetto per istigazione a delinquere. Ieri il coordinatore del partito di Mélenechon, Manuel Bompard, ha respinto le accuse invitando beffardamente il governo a non «cadere nel complottismo» e a occuparsi dei problemi. Le Pen, di fronte a un bilancio aggiornato che parla di quasi 2mila fermi, chiede di far approvare una nuova legge contro facinorosi e casseur, «affinché la partecipazione ai disordini costituisca un reato». Il n.1 del partito, Jordan Bardella, vuol far pagare i danni a Mélenchon e ai suoi che non hanno neppure espresso solidarietà all’agente di polizia di Parigi ferito ieri.
L’esecutivo prova a correre ai ripari: almeno 400 tra istituti tecnici e licei, da oggi e fino a nuovo ordine, faranno solo lezioni a distanza: i sistemi antincendio sono stati distrutti, spiega il ministro, e il personale preso di mira «in modo deliberato». C’è in causa però anche l’attendismo del governo, mentre i servizi di intelligence interna si dicono «preoccupati» per la piega presa dalla ribellione e per la sua diffusione. Una nuova giornata di mobilitazione ha già una data: rendez-vous studentesco, martedì 6 ottobre.
