Se sarà un trionfo rischia di essere di breve durata. Il destino del Partito Democratico nel lungo termine deve misurarsi con quello che sondaggisti ed esperti di elezioni chiamano il «fattore eleggibilità». Ovvero la capacità di venir votati non per far dispetto a qualcuno, ma per la bontà delle proprie idee. Questo non è sicuramente il caso di molti quei rappresentanti dell’«onda progressista», da Abdul El Sayed nel Michigan a Troy Jackson nel Maine, diventati i simboli della grande rimonta democratica del Midterm. Gran parte dei candidati pronti a esibire idee socialisteggianti proponendo tassazioni punitive per i super ricchi o un ritorno alla sanità in stile «Obama Care» rischiano di non portare molto lontano il loro partito. Conquisteranno molti voti in una competizione in cui il principale stimolo politico è la voglia di punire chi ha portato il prezzo del carburante a livelli insopportabili, ma rischiano di inficiare la campagna democratica per le presidenziali del 2028. Una campagna a cui i democratici approderanno con l’immagine di una formazione socialisteggiante pronta ad abbracciare le peggiori utopie di sinistra dalla «cancel culture» alla violenza dei Black Lives Matters.
A spiegare molto bene l’handicap che il partito dell’asinello rischia di cucirsi addosso ci pensa un’analisi pubblicata da Axios alla vigilia del voto di Midterm. «I Democratici - scrive l’agenzia conosciuta per i suoi scoop - si preparano a un trionfo nelle elezioni di oggi, una vittoria agevole alla Camera e - secondo la maggior parte delle previsioni - la conquista anche del Senato. Eppure, il partito gode di una popolarità inferiore a quella dell’Irs (l’agenzia delle entrate statunitense). Persino il Gop (il Partito Repubblicano) ha un’immagine migliore».
Il devastante giudizio di Axios è confermato da alcuni sondaggi. Secondo un rilevamento di Nbc News condotto prima del voto, solo il 29% degli elettori registrati ha un’opinione positiva del Partito Democratico, mentre il 38% esprime un giudizio favorevole sul Partito Repubblicano. Ma dunque quali sono le ragioni del possibile e annunciato trionfo? Semplicemente l’incontenibile voglia di punire Donald Trump. Da quando ha mandato a rotoli l’economia e tradito la promessa di evitare nuove guerre, il presidente è diventato il simbolo di tutti i guai dell’America. Secondo Axios questa percezione negativa ha trasformato le elezioni di Midterm in una scelta del «male minore». O come sostiene un esponente repubblicano vicino all’entourage di Trump, «in una gara a chi è più odiato dagli elettori». Una gara in cui gli americani decisi a farla finita con «The Donald» sono pronti a turarsi il naso regalando il proprio voto a candidati democratici di cui non condividono le idee. Il processo però rischia di essere di breve durata. Perché scrive Axios - «c’è una bella differenza tra una vittoria schiacciante e un mandato politico chiaro. Confondere le due cose potrebbe indurre i Democratici a interpretare erroneamente i risultati, dimenticando il grave problema di credibilità che dovranno affrontare in vista del 2028». Quando, tra due anni, si tratterà di scegliere l’uomo designato dalla Costituzione come Commander in Chief (Comandante in capo) gran parte degli elettori - e soprattutto quegli indipendenti da cui spesso dipende la vittoria - cercheranno candidati credibili.
Candidati ben diversi dalla dem Alexandria Ocasio-Cortez pronta a correre per la Casa Bianca da qui a due anni. E lo prova il destino di tanti antesignani dell’ «onda progressista» come Bernie Sanders e Kamala Harris. Candidati amatissimi dai militanti duri e puri, ma caduti nella polvere non appena han dovuto mettersi alla prova del voto.
Seggi Tanti sono i seggi in gioco alla Camera, mentre al Senato sono in tutto 35, pari a circa un terzo.
