Mai sottovalutare l’orgoglio dei tedeschi. La loro storia è un’alternanza di esaltazione e mortificazione di esso. Formatosi quando la Germania manco esisteva, ma i tedeschi sì e anche la loro forza economica con la Lega Anseatica. Messo all’angolo dalla supremazia napoleonica, Fichte tentò di risvegliarlo coi Discorsi alla nazione tedesca, fornendo lo spartito su cui Bismark avrebbe costruito la Germania dopo il 1871 e sull’onda della vittoria sulla Francia. Che dopo Versailles le rese pan per focaccia, impoverendoli e mortificandoli, aprendo la strada al caporale austriaco che seppe infiammarli. Erano umiliati, disoccupati e impoveriti e sentivano di non meritarlo. Gli diede lavoro e benessere e tornarono a sentirsi orgogliosamente tedeschi. Sì, alla fine gli diede anche una guerra devastante economicamente e umiliante moralmente per le nefandezze razziali. Nel ’45 per fortuna a dare le carte c’erano gli americani, distaccati dalle beghe europee e interessati alla prosperità per la quale avevamo combattuto. Non mortificarono la Germania ma anzi l’aiutarono a ricostruirsi ritrovando l’orgoglio tedesco nell’industria. Certo, con la valvola di sicurezza della Nato che avrebbe provveduto a tenerla sotto dal punto di vista militare, perché fidarsi è bene...
Funzionò: locomotiva d’Europa e fieri di esserlo. Un po’ bulli in alcuni passaggi, ma ci sta e poi erano in buona compagnia: l’Europa è un quartiere poco sicuro, da cui perfino i britannici sono scappati. Poi qualcosa è andato storto. Sono stati attaccati economicamente nell’industria. C’entra la Cina? Sì, ovvio. Gli americani li hanno colpiti col Dieselgate e col gas russo? Vero anche questo. Ma il fatto è che la Germania non ha opposto resistenza, anzi. Ha chiuso le centrali nucleari e si è sabotata da sola col Green Deal, solo formalmente targato Bruxelles. Quando perdi il lavoro pure l’orgoglio comincia a scricchiolare e stavolta non se la possono prendere con gli altri.
Ma c’è di più. C’è l’immigrazione. Il problema non è immigrazione sì/no, ma immigrazione come. Le istituzioni hanno forzato la società tedesca ad arretrare su certi usi e costumi, per fare spazio a quelli portati dai nuovi cittadini. Uno per tutti, la rimozione del crocifisso nelle scuole, imposta dalla Corte Costituzionale federale nel 1995. Non colpiva un simbolo religioso cristiano ma un’icona identitaria della cultura tedesca e occidentale. Questo rinvigorisce l’orgoglio tedesco già all’angolo economicamente o lo mortifica vieppiù?
I tedeschi che votano AfD sono ex centristi, ex socialisti ed ex liberali. Si dice che per riportarli a casa serva più Europa, non meno. Tradotto: soldi pubblici per far digerire il danno economico. Ma il benessere i tedeschi e gli europei se lo sono sempre costruito da soli. Forse dovrebbero essere messi nelle condizioni di farlo. E alimentati nello spirito e nell’orgoglio di esserne capaci. In quanto tedeschi e in quanto europei. In fondo, che male c’è a sentirsi fieri di essere tedeschi ed europei?
