Con la vittoria di entrambe le Camere del Congresso americano alle elezioni di Midterm, nei prossimi due anni i democratici avranno la possibilità di definire l’agenda legislativa, obbligare i funzionari dell’amministrazione a testimoniare, indagare su accuse di corruzione, costringere i repubblicani a votare su questioni ostiche e bloccare le nomine di nuovi membri del gabinetto o di giudici federali. Donald Trump ha postato la foto di un cappellino rosso con la scritta «veto», pur precisando con Politico che non vuole passare «due anni a mettere il veto su tutto». I dem «mi hanno già chiamato e vogliono collaborare con me», ha assicurato il presidente, fiducioso di poter portare avanti il proprio programma. Il tycoon di certo sfrutterà i poteri esecutivi di cui dispone visto anche che, come sottolinea Peter Loge, direttore della School of Media and Public Affairs della George Washington University, «ogni volta che è stato messo all’angolo, ha alzato i toni ed è passato al contrattacco».
La politica estera è l’ambito in cui mantiene poteri ampi, e potrebbe riavviare operazioni militari su larga scala contro l’Iran. I leader dell’Asinello, da parte loro, vedono l’opportunità per trasformare il malcontento nei confronti di Trump in un argomento convincente per tornare alla Casa Bianca nel 2028. I liberal si preparano ad un’offensiva legislativa volta a ribaltare alcune delle politiche più impopolari dell’amministrazione, tra cui i tagli a Medicaid, i dazi e la guerra in Iran. Lo speaker della Camera uscente, il repubblicano Mike Johnson, ha già annunciato che non correrà come leader della minoranza quando si insedierà il nuovo Congresso a gennaio, mentre il dem Hakeem Jeffries potrebbe diventare il primo speaker afroamericano.
«I giorni del Senato supino a Trump sono finiti», ha assicurato da parte sua il leader dei dem alla Camera Alta, Chuck Schumer. A chi gli chiedeva della guerra in Iran ha risposto che «metteremo fine al conflitto, alcuni repubblicani sono con noi e poi abbiamo il potere» della legge di spesa. «Lavoreremo per ridurre i prezzi per gli americani con Trump o senza», ha aggiunto, precisando che «c’è stata talmente tanta corruzione che dovranno esserci delle indagini.
Dobbiamo però concentrarci su quello che gli americani vogliono».
Il senatore Ron Wyden, democratico dell’Oregon, sta delineando l’agenda che intende perseguire in qualità di presidente della potente Commissione Finanze nel prossimo Congresso. Ha anticipato che darà priorità a fisco, assistenza sanitaria e commercio: «Dalle banche che hanno contribuito a insabbiare i crimini di Jeffrey Epstein, alle compagnie assicurative che ritardano o negano l’assistenza sanitaria per aumentare i profitti, fino agli amministratori delegati delle aziende farmaceutiche che gonfiano i prezzi e beneficiano dei vantaggi economici elargiti da Trump - ha avvertito tutti loro dovranno rispondere davanti alla Commissione per il ruolo avuto nel danneggiare il popolo americano e favorire la corruzione del presidente».
