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Politica estera

Il delirio woke della candidata democratica: “Il Giorno del ringraziamento va cancellato”

In testa ai sondaggi nella corsa a governatore del Wisconsin, Francesca Hong non ritratta l’attacco alla festa americana. Nel curriculum anche gli appelli contro polizia, carceri e “vecchi bianchi”

Francesca Hong
Democratic gubernatorial candidate Francesca Hong talks during a primary debate in Milwaukee, Tuesday, July 28, 2026. (AP Photo/Nam Y. Huh) Associate Press/ LaPresse Only Italy and Spain

Il woke prima cancella le feste. Poi quando arrivano le elezioni prova a cancellare anche il passato. È la singolare parabola di Francesca Hong, democratica socialista in corsa per diventare governatrice del Wisconsin, finita al centro delle polemiche per alcune vecchie dichiarazioni che oggi sembrano pesare parecchio più del previsto e che la 37enne non sembra intenzionata a rinnegare.

Come ricostruisce il Daily Mail, nel 2020 la Hong aveva proposto senza troppi giri di parole di abolire il Giorno del Ringraziamento. “Cancellate il Giorno del ringraziamento. Avremmo dovuto farlo nel 1621″, aveva scritto sui social durante la pandemia. La festa sarebbe infatti colpevole di celebrare il colonialismo e addirittura “l’evento superdiffusore che uccise indigeni e donne”. Il solito concentrato di estremismo linguistico, vittimismo identitario e rilettura ideologica della storia.

Il messaggio è stato successivamente eliminato, ma le domande sono rimaste. Intervistata dalla Cnn, la Hong non ha spiegato di aver cambiato idea. Anzi: non ha proprio risposto. Ha preferito rifugiarsi in una lunga risposta sulla propria esperienza da chef, sull’importanza di riunire le persone attorno a un tavolo e sulla necessità di riconoscere che il Giorno del ringraziamento rappresenterebbe un momento doloroso per alcune comunità. Insomma, il pranzo può restare, purché venga accompagnato da un’adeguata porzione di senso di colpa. Una tradizione familiare celebrata da milioni di americani diventa – per l’ennesima volta – il solito campo di battaglia sul quale processare il passato secondo i codici morali dell’iper-progressismo contemporaneo.

Il problema, però, non è soltanto il tacchino. La Hong ha ripetutamente sostenuto la necessità di “tagliare i fondi” e persino “abolire” la polizia, arrivando a scrivere che le forze dell’ordine esisterebbero per “sostenere la supremazia bianca”. A gennaio, secondo il quotidiano britannico, avrebbe riaffermato il proprio impegno per l’abolizione della polizia e delle carceri. Ora che la candidatura è entrata nel vivo, la musica è cambiata: non vuole più togliere fondi agli agenti e, se eletta, non sarebbe interessata ad abolire né la polizia né le prigioni.

Non è una conversione politica. È il più classico dei riposizionamenti elettorali. Nel repertorio compare anche un messaggio del 2019 nel quale Hong raccontava di aver lasciato un ristorante perché vi erano “troppi vecchi bianchi”, sostenendo di essere stata vicina a un attacco d’ansia. Un’uscita che, a parti invertite, avrebbe probabilmente provocato richieste di dimissioni, campagne di boicottaggio e interminabili lezioni sul razzismo sistemico. Nel mondo woke, invece, persino il pregiudizio sembra diventare accettabile quando colpisce la categoria considerata ideologicamente sbagliata.

Nonostante tutto ciò, la Hong sarebbe in testa nella corsa democratica per il governatorato: un sondaggio della Marquette University Law School le attribuirebbe il 38 per cento dei consensi, contro il 16 per cento dell’ex vicegovernatore Mandela Barnes. Ma il Giorno del ringraziamento, almeno per ora, è salvo. Il buonsenso un po’ meno.

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