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Politica estera

Primarie in Michigan, la vittoria “socialista” spaventa i Dem

L’ala “Mamdani” in vantaggio. Ma c’è il rischio di perdere le elezioni di Midterm

Diventare il primo governatore islamico. La sfida di El Sayed all'America di Trump

La recente svolta a sinistra e anti-Israele dell’ala progressista dei Democratici preoccupa l’establishment del partito, in vista della battaglia per le elezioni di midterm. A dispetto dei temi che più sembrano interessare la maggioranza degli elettori americani - inflazione, sanità, lavoro - le primarie che hanno visto prevalere i candidati «socialisti» si sono giocate in buona parte sullo stop al sostegno Usa allo Stato ebraico e sulle accuse di «genocidio» per la guerra a Gaza. È il caso di quanto accaduto a New York, in Colorado, Illinois e New Jersey, dove i candidati moderati, sostenuti dalla leadership Dem e appoggiati finanziariamente dall’Aipac, la principale lobby pro Israele, sono usciti sconfitti. In gran parte si è trattato di risultati ottenuti in collegi saldamente democratici, che non dovrebbero compromettere le chance del partito nel voto di novembre. Diverso è il discorso del Michigan, dove oggi i Democratici scelgono il loro candidato per il Senato. Il seggio è fondamentale per sperare di conquistare il controllo della Camera alta del Congresso. A sfidarsi, nello Stato dove risiede la più numerosa comunità arabo-americana del Paese, sono la deputata Haley Stevens, 43 anni, una moderata che rappresenta un distretto a nord di Detroit, e Abdul El-Sayed, 41 anni, progressista, ex funzionario della sanità pubblica e docente universitario. I due si contendono lo scranno attualmente occupato dal senatore Gary Peters, un democratico moderato, che si ritirerà a fine mandato. Il vincitore affronterà il repubblicano Mike Rogers, sconfitto due anni fa per l’altro seggio del Michigan al Senato, con un margine dello 0,3%. Stevens e El-Sayed non potrebbero essere più diversi: la prima, che non ritiene che a Gaza sia in corso un genocidio e ha ricevuto un sostegno record di 30 milioni di dollari dall’Aipac, ha giocato la sua campagna sui temi del caro-vita; El-Sayed ha fondato la sua piattaforma sull’ostilità a Israele, sull’abolizione dell’Ice (l’agenzia federale per il controllo dell’immigrazione) e sull’aumento delle tasse per i più ricchi. I sondaggi pubblicati la scorsa settimana gli attribuivano un vantaggio compreso tra i 10 e i 19 punti percentuali sulla Stevens. Nato in Michigan da immigrati egiziani, El-Sayed diventerebbe il primo senatore musulmano del Paese. Nel 2018 si candidò a governatore, ma venne sconfitto con uno scarto di oltre 20 punti percentuali. Oggi, forte del sostegno di elettori giovani, bianchi e con un titolo di studio universitario, El-Sayed, che pure non è appoggiato dal Dsa (Democratic Socialists of America), gode dell’endorsement di figure di spicco dell’area progressista, come la deputata Alexandria Ocasio-Cortez e il senatore Bernie Sanders. La sua vittoria nelle primarie, data al 97% dalle piattaforme Kalshi e Polymarket, fa perdere il sonno alla leadership Democratica di Washington, che teme un’ulteriore spaccatura nel partito sulla questione Israele ed è a dir poco scettica sulle sue possibilità di successo nella sfida decisiva di midterm, in uno Stato che nel 2024 assegnò la vittoria a Trump.

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