Le candele restano accese a Puerta del Sol e davanti alla casa del Retiro dove Maricarmen Abascal aveva vissuto dal 1956 e dove non è riuscita a morire. L’87enne sfrattata il 23 settembre e deceduta mercoledì in ospedale viene ricordata in una celebrazione permanente da centinaia di persone, tra cartelli, fiori e messaggi. «Sei stata la casa di tutti», ha scritto un vicino. Il sindacato degli inquilini, che l’aveva accompagnata nella battaglia contro quattro ordinanze di sfratto, le dedica un saluto su El País: «Hasta siempre, Maricarmen!». Ieri si è svolta una marcia da Sol alla sua abitazione nel quartiere di Retiro.
La mobilitazione continua anche davanti ad altre porte. A Madrid oltre cento attivisti hanno impedito lo sgombero di Tamara Gonzalez, del marito e dei loro tre figli minorenni dal locale commerciale dell’Agenzia regionale per l’edilizia sociale dove abitano da 12 anni. La commissione giudiziaria ha rinviato lo sfratto senza fissare una nuova data.
Il lutto è al centro della campagna per le elezioni anticipate del 29 novembre, fissate dal premier Pedro Sánchez proprio dopo la bocciatura da parte di Pp, Vox e Junts in Parlamento dei due decreti per combattere la crisi abitativa. Il leader popolare Alberto Núñez Feijóo accusa la sinistra: «Non permetteremo il tentativo di manipolare emotivamente gli spagnoli, non passerà». Senza nominare Maricarmen, ricorda i «97 sfratti al giorno» durante gli anni del governo Sánchez e chiede al suo partito di concentrare l’offensiva sulle accuse di corruzione contro i socialisti. A Madrid il Pp ha respinto le richieste di un minuto di silenzio nelle assemblee di Comune e Regione, denunciando l’uso elettorale della vicenda. Psoe e Más Madrid hanno organizzato omaggi autonomi. Il ministro socialista Oscar López replica che i popolari «non osservano neanche un minuto di silenzio». Per l’ex sindaca di Barcellona Ada Colau è stato «un fallimento di tutte le istituzioni».
La casa sarà il piatto forte della competizione elettorale. Il governo ha riapprovato i due decreti già bocciati, che dovranno essere convalidati dalla Diputaciòn permanente. Il sondaggio NC Report pubblicato da La Razón, realizzato prima della morte di Maricarmen, assegna al Pp il 34,1% e 146-148 seggi, a Vox il 18,2% e 61-64. Insieme avrebbero 207-212 deputati, ben oltre i 176 della maggioranza. Il Psoe scenderebbe al 25%, con 98-100 eletti; Sumar al 5,3%, con 6-8, Podemos avrebbe il 3,9% e 2-4. Anche Junts, che ha contribuito alla bocciatura dei decreti, salirebbe al 2,9%, con 10-11 seggi. A sinistra si tratta sul Frente Amplio: Colau è disponibile se comprenderà anche Podemos, ma qualcuno chiede primarie il 14 e 15 ottobre. Il termine per presentare le coalizioni scade il 16 ottobre. Il Paese è inquieto, e gli umori peggioreranno in vista del voto e, prima, dello sciopero generale dell’11 novembre.
