L’America boccia i primi due anni del secondo mandato di Donald Trump, e consegna il controllo di Camera e Senato ai democratici, consentendo loro di espugnare anche roccaforti repubblicane come Texas e Kansas.
L’attesa onda blu alle elezioni di Midterm si è trasformata in uno tsunami, e riflette un profondo malcontento legato al costo della vita, ai dazi e alla guerra contro l’Iran, che ha fatto impennare i prezzi del carburante, alimentando ulteriormente l’insoddisfazione verso un presidente già fortemente impopolare. Trump ha spiegato che è «assolutamente disposto» ad accettare i risultati, ma allo stesso tempo ha cercato di prendere le distanze dalla deludente performance del partito dicendo che «non la considero una sconfitta personale». «Non ero sulla scheda e, proprio perché non c’ero, non siamo riusciti a portare abbastanza persone a votare», ha dichiarato al New York Times, e con il Wall Street Journal pur riconoscendo che il conflitto con l’Iran ha contribuito alla sconfitta, ha difeso la campagna militare: «Ho fatto la cosa giusta, lo rifarei». Tuttavia, ha ammesso che «i democratici hanno fatto un buon lavoro, davvero. Hanno combattuto con tenacia» e ha suggerito che si potrebbe trovare un terreno comune sull’immigrazione, da tempo uno dei temi più divisivi della sua agenda. Mentre la Casa Bianca ha pubblicato sui social una foto del tycoon dal volto minaccioso con la scritta: «È ancora il vostro presidente». Di norma il midterm penalizza il partito del comandante in capo, ma la pesante sconfitta subita dai repubblicani rappresenta il crollo elettorale più grave dai tempi dello scandalo Watergate del 1974, come ha ricordato il Washington Post. I dem non solo hanno conquistato entrambe le Camere del Congresso (a spoglio ancora in corso hanno messo a segno almeno 54 seggi al Senato e superato di gran lunga la maggioranza dei 218 alla Camera), ma hanno ottenuto risultati storici: in Kansas, il pastore metodista Adam Hamilton è diventato il primo democratico a essere eletto al Senato dal 1932. In Texas, James Talarico ha portato una vittoria che mancava da 30 anni, e Gina Hinojosa ha battuto il governatore repubblicano in carica Greg Abbott ponendo fine a decenni di dominio del Grand Old Party. Il dem Abdul El-Sayed in Michigan sarà il primo senatore statunitense musulmano, e l’Iowa non eleggeva un senatore progressista dal 2008. In Maine, l’ex boscaiolo Troy Jackson ha sconfitto la senatrice repubblicana di lungo corso Susan Collins, e alla Camera, l’Asinello ha ottenuto vittorie in Pennsylvania, Kentucky, Arizona, North Carolina, Wisconsin e New Jersey, conquistando anche collegi in cui nel 2024 Trump aveva vinto con ampio margine. Inoltre, i dem hanno strappato diversi governatori chiave: oltre al Texas, dove Hinojosa ha espugnato uno dei fortini più blindati del conservatorismo americano da decenni, c’è la vittoria in Georgia di Keisha Lance Bottoms, che diventa la prima donna afroamericana a guidare lo Stato dopo oltre un ventennio di egemonia repubblicana. I ribaltoni liberal hanno toccato anche la Rust Belt e il Midwest, con le pesanti affermazioni di Amy Acton in Ohio (che ha sconfitto Vivek Ramaswamy) e di Rob Sand in Iowa. Il Gop è riuscito a limitare i danni salvando la Florida con l’elezione di Byron Donalds e confermando Sarah Huckabee Sanders in Arkansas. Secondo il sondaggio Voter Poll, a livello nazionale i dati indicano che il 58% delle donne ha sostenuto i candidati democratici alla Camera, contro il 40% per i repubblicani, mentre gli uomini sembrano divisi. Per fascia d’età, quasi due terzi delle persone sotto i 45 anni hanno dichiarato di aver votato dem, e gli ispanici sono emersi come l’elettorato incerto per eccellenza: dopo aver supportato Trump nel 2024, ora secondo l’Ap circa 6 elettori su 10 hanno votato per il candidato democratico nella propria circoscrizione per la Camera.
