Hanno vinto o quasi. Le blatte indiane si sono rosicchiate il ministro dell’Educazione Dharmendra Pradhan contro il quale protestano da oltre un mese e mezzo. Ieri, dopo una grande manifestazione nazionale che ha portato in strada milioni di persone, il governo ha aperto alle istanze del Cockroach Janta Party (Partito popolare delle blatte), il movimento satirico-politico nato sui social e diventato in poche settimane virale, che contesta il sistema degli esami pubblici dopo il caso della fuga di notizie sulle domande del test di ingresso alla facoltà di Medicina svoltosi a maggio - un concorso che coinvolge 2,2 milioni di giovani - e poi per questo annullato e ripetuto successivamente. Il CJP, nel corso di un incontro svoltosi al Constitution Club di Delhi con esponenti del governo di Narendra Modi, hanno ribadito le loro richieste: le dimissioni della ministra, una profonda riforma del sistema degli esami, il ritiro delle
denunce contro i dimostranti, il risarcimento per le famiglie degli studenti che si sono suicidati per le conseguenze dello scandalo. Il governo si sarebbe mostrato favorevole a discutere su alcuni punti della piattaforma, ma ha chiesto tempo fino a oggi per decidere delle sorti di Pradhan.
Il CJP ha annunciato che le proteste andranno avanti, ma l’apertura del governo ha già avuto un primo risultato: l’attivista del clima Sonam Wangchuk ha posto fine allo sciopero della fame che aveva iniziato lo scorso 28 giugno per solidarietà con la rabbia degli studenti. Wangchuk aveva promesso che avrebbe terminato il digiuno se il governo avesse assicurato di non usare più la forza contro i giovani manifestanti e di non avviare procedimenti legali contro di loro. Wangchuk - che ha proseguito nella sua protesta anche dopo essere stato ricoverato forzatamente in ospedale qualche giorno fa - ha detto di aver preso la decisione in presenza di due ministri.
Il movimento delle blatte prende il nome da un insulto pronunciato da un giudice, che ha accusato i giovani studenti e disoccupati animatori della protesta di essere dei parassiti. Un appellativo schifoso che i manifestanti hanno adottato, facendone un manifesto ironico. Il movimento ha raggiunto in poche settimane i 22 milioni di follower, costringendo anche il primo ministro Modi a rompere il silenzio giovedì scorso, promettendo «tribunali a procedura prioritaria» per istruire i processi contro coloro che sono accusati di essere coinvolti nello scandalo del concorso-truffa.
Insomma, la Gen Z non si arrende, si sente forte e coesa: del resto si stima che circa un quarto del quasi miliardo e mezzo di abitanti dell’India abbia tra i 15 e i 29 anni. Un esercito sterminato che se si muove non può essere ignorato.
