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Politica estera

Il sigillo di Obama e l’ok di Hollywood. Ossoff in “pole” per i moderati dem

Per il 2028 spunta il neo senatore della Georgia, in coppia con Talarico. Tra i radicali Ocasio-Cortez

US Representative Alexandria Ocasio-Cortez (D-NY) waves as she arrives to speak during a "Defend the Vote" rally at the Lincoln Memorial in Washington, DC, on August 28, 2026, coinciding with the 63rd anniversary of the 1963 "March on Washington" rally for civil rights. A US federal judge blocked President Donald Trump's executive order on August 27 curbing the use of mail-in ballots, the latest twist in a legal dispute months before November's midterm elections. Trump signed an order in March seeking to restrict mail-in voting ahead of the midterms, but it was immediately met with multiple legal challenges. (Photo by Ken Cedeno / AFP)

Travolto il Congresso con un’onda blu che ha cancellato la maggioranza repubblicana, il partito democratico ora mette nel mirino le presidenziali del 2028. Il voto ha mostrato un partito in ripresa, capace di vincere anche dove non dovrebbe, come segnalano i successi in Texas, Kansas, Sud Carolina e Georgia.

Ma, in generale, tutte le correnti hanno mostrato una certa forza elettorale. Numeri alla mano, i pretendenti alla nomination dovrebbero essere oltre una decina. In testa a questo elenco c’è il senatore della Georgia Jon Ossoff. In estate il suo seggio era dato tra quelli più a rischio, ma nella nottata elettorale la sua vittoria non è mai stata in dubbio. Il suo stile «obamiano» lo proietta tra i papabili, anche grazie all’impegno dell’ex presidente.

Queste Midterm, infatti, hanno anche fatto segnare il grande ritorno di Barack Obama. L’ex inquilino della Casa Bianca si è speso tantissimo ed è apparso al fianco di candidati come Ossoff, Sherrod Brown in Ohio e Abdul El-Sayed in Michigan. Ai vari rally ha affiancato un lavoro certosino nella raccolta fondi, confermandosi un kingmaker in vista delle prossime presidenziali.

Ma a rafforzarsi è anche la pattuglia dei governatori. Vincono a mani basse la rielezione Josh Shapiro in Pennsylvania, JB Pritzker in Illinois e Wes Moore in Maryland, tutti nomi che possono ambire alla Casa Bianca. Allo stesso tempo, in Michigan vince la dem Jocelyn Benson, che rileva Gretchen Whitmer, ora libera di valutare la sua candidatura. Nel gruppo si dovrebbero inserire anche Andy Beshear, oggi alla guida del repubblicano Kentucky, e l’ormai ex governatore della California Gavin Newsom, entrambi nella corrente dei moderati anti-woke.

Ma la notte delle Midterm regala altre suggestioni, a partire dal successo di Abdul El-Sayed. La sinistra radicale, che nel 2028 non potrà contare su Bernie Sanders per sopraggiunti limiti di età, dovrà capire se puntare su Alexandria Ocasio-Cortez, ancora indecisa, o su altre opzioni. Il trionfo del primo senatore musulmano in uno Stato in bilico come il Michigan potrebbe aprire nuove strade.

Restano in scia quelli che in questa tornata sono rimasti in panchina o hanno fatto i gregari. È il caso di Pete Buttigieg, ex segretario ai Trasporti che in passato Joe Biden indicava come proprio erede, Raphael Warnock, senatore afroamericano della Georgia, Mark Kelly dell’Arizona, ma anche Kamala Harris, che, nonostante il disastro del 2024, potrebbe riprovarci.

C’è poi un secondo livello di suggestione. A settembre, a Hollywood, si è tenuta una raccolta fondi dal titolo «Two Visionaries, One Night», ovvero «Due visionari, una notte«. All’evento, organizzato dalla produttrice Shonda Rhimes, erano presenti Jon Ossoff e James Talarico, che ieri ha conquistato il seggio in Texas. All’epoca, l’Hollywood Reporter aveva descritto i due come nuovi beniamini dei donatori californiani. Quell’incontro aveva suggerito l’idea di un possibile tandem presidenziale, con Ossoff come presidente e Talarico come vice, capace di portare in dote ai dem i grandi elettori del Lone Star State. Un grande progetto di rinascita dem che, dopo le Midterm, sembra sempre più reale.

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