I risultati definitivi delle elezioni israeliane hanno complicato ulteriormente il compito di formare un governo per entrambi gli schieramenti. Si prepara ora il terreno per difficili trattative. Il blocco di Eisenkot (48 seggi) si trova in svantaggio rispetto a quello di Netanyahu (53). Avigdor Lieberman e Naftali Bennett, leader dei partiti di opposizione Yisrael Beiteinu e Insieme, alleati di Eisenkot, hanno già espresso la loro contrarietà a un esecutivo con un governo di minoranza sostenuto dai partiti arabi. Ma nulla può essere escluso. Con i partiti arabi la Knesset sarà, di fatto, sotto il controllo dell’opposizione anti Netanyahu, a prescindere da chi diventerà primo ministro. Eisenkot e i suoi potenziali alleati, ebrei e arabi, a questo punto se volessero spingere verso nuove elezioni potrebbero eleggere un nuovo presidente del Parlamento e tentare di escludere Netanyahu, oppure tentare di formare un governo. Il premier israeliano, però, veterano della politica, potrebbe tentare di sottrarre alcuni dei potenziali alleati di destra di Eisenkot per raggiungere la maggioranza. Ma forse l’opzione più sorprendente a disposizione di Netanyahu, che ha sempre un asso nella manica, sarebbe quella di coinvolgere un partito arabo nella sua coalizione. Ci è andato molto vicino già una volta nel 2022.
Ma le ipotesi più accreditate sono la formazione di un governo di unità nazionale oppure il ricorso a nuove elezioni. Nel suo discorso notturno, Netanyahu ha ringraziato i suoi partner e ha dichiarato che «la maggioranza sionista deve unirsi». È probabile però che Bibi debba affrontare forti pressioni, sia da parte di figure istituzionali israeliane, tra cui il presidente Isaac Herzog, sia da parte di attori internazionali per l’inclusione dello schieramento di Eisenkot nel prossimo esecutivo. Donald Trump potrebbe intervenire per spingere verso una soluzione di questo tipo, anche in vista di un nuovo round di bombardamenti contro l’Iran. Netanyahu, però, un governo del genere potrebbe farlo cadere da un momento all’altro. In tal caso, Eisenkot non otterrebbe né il turno alla guida del governo, previsto da un eventuale accordo di rotazione, né manterrebbe la fiducia dei propri elettori. Infine il ritorno a nuove elezioni rappresenta un’altra possibilità concreta, nonostante l’affluenza sia stata elevata. Anche Netanyahu potrebbe puntare a questo scenario, ipotizzando che l’alta partecipazione degli elettori arabi non si ripeta nella prossima tornata elettorale e che gli israeliani rientrati all’estero non si ripresentino per votare una seconda volta.
