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Politica estera

Iran, Trump “modalità vendetta”. E cerca la coalizione per Hormuz

Il tycoon convoca a Londra i ministri della Difesa per “liberare” lo Stretto. Teheran minaccia: “Un soldato Usa per ogni caduto”. Polemica sul Pentagono che “taglia” il numero dei morti

US President Donald Trump wears a "Trump 2028" hat while he speaks during the 2026 White House Correspondents' Association (WHCA) Dinner at the Waldorf Astoria in Washington, DC, on July 24, 2026. The 2026 WHCA Dinner was originally scheduled for April 25 at the Washington Hilton, but was rescheduled and relocated after an alleged gunman breached security. (Photo by Mandel NGAN / AFP)

Un presidente in «modalità vendetta». Così i consiglieri di Donald Trump descrivono il loro capo. Un «capo» sempre meno convinto di poter di raggiungere nuove intese negoziali. E sempre più desideroso di punire quella che definisce «feccia» e «banda di pazzi». Fatti e voci sembrano confermare le ricostruzioni diffuse ieri dal Wall Street Journal. Secondo Axios, (agenzia sempre informata su quanto succede tra Casa Bianca e Pentagono) Usa e Regno Unito si preparano a riunire a Londra i ministri della Difesa europei per dare il via a una coalizione internazionale e «liberare» lo Stretto di Hormuz.

Nel frattempo numerosi distaccamenti di «forze speciali» stanno raggiungendo Israele, Iraq e Giordania. Oltre un centinaio di medici militari sono atterrati invece Ramstein, la base in Germania dove vengono trasferiti soldati feriti in Medioriente. Nelle basi mediorientali cresce

il numero dei caccia e in quelle inglesi i bombardieri B2 si preparano all’azione. E all’aeroporto di Tel Aviv aumenta il numero delle cisterne per il rifornimento in volo. Ad aumentare la tensione s’aggiunge la notizia secondo cui a inizio mese Kuwait e Bahrein avrebbero colpito segretamente obbiettivi iraniani. In tutto ciò non si sa però quando scatterà la «vendetta» trumpiana e in cosa consisterà. Ieri le voci diffuse dai pasdaran sull’uccisione di soldati americani colpiti dai droni nella base nord- irachena di Erbil hanno fatto temere il peggio. Le smentite del Pentagono, risoluto nel precisare che i droni erano stati abbattuti, hanno fatto rientrare il tutto.

Intanto però il computo delle perdite Usa scatena feroci polemiche. All’origine di tutto c’è la rettifica con cui il sito del Dipartimento alla Difesa ha ridotto il numero dei caduti da 18 a 14. Un taglio spiegato con il fatto che tre erano deceduti in Giordania dopo il «cessate il fuoco»

mentre un quarto era stato ucciso dalla deflagrazione controllata di un drone iraniano inesploso. Una successiva rettifica ha invece attribuito il tutto a un malfunzionamento. La marcia indietro non ha bloccato le polemiche che hanno coinvolto anche esponenti trumpiani. «Il Pentagono finge che ci siano due guerre separate da un breve cessate il fuoco. La realtà è che il segretario alla Difesa viola le legge e deve risponderne» ha tuonato il repubblicano Thomas Massie.

Per ora la minaccia Usa non sembra intimorire i comandi iraniani decisi a «eliminare un soldato americano per ogni iraniano ucciso. Abbiamo pronti per voi biglietti gratuiti e diretti per l’inferno», ha promesso il generale Abdollah Abdollahi, comandante del quartier generale centrale di Teheran.

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