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Politica estera

Israele, Eisenkot sfida Netanyahu. Sulle urne la minaccia dell’Iran

Il premier accusato dai rivali di usare la guerra per motivi elettorali. Ma anche se dovesse vincere l’ex generale al primo punto ci sarà la ricerca della pace con la deradicalizzazione del nemico

A pedestrian passes a campaign billboard featuring Israeli Prime Minister Benjamin Netanyahu, left, and his main rival, opposition candidate Gadi Eisenkot, with a message in Hebrew that reads "The race is tight," Friday, Oct. 23, 2026, in Tel Aviv, Israel. (AP Photo/David Goldman) Associate Press/ LaPresse Only Italy and Spain

La meticolosità ribadita con cui tv per tv, radio per radio, seggio per seggio, Israele oggi vota è una specie di cerimonia sacrificale ancestrale: il popolo ebraico nel suo insieme, qui 7 milioni 331mila 981 aventi diritto, non va semplicemente alle urne: porta sull’altare della democrazia una cultura trimillenaria nel mezzo del Medioriente islamico, dove la democrazia non esiste. Una scelta basilare, che lo unisce al mondo cristiano: democrazia, veridicità delle lezioni. Le regole vengono esaltate fino allo sfinimento, dal tempo di Ben Gurion la tendenza didattica è incontenibile.

Mille sono le cautele verso il risultato nei 12.018 seggi in cui si sono spesi 700 milioni di shekel e si sono impiantate 15mila telecamere mentre decine di migliaia di poliziotti sorvegliano. I pericoli non sono pochi. In un Paese piagato dal terrorismo il rischio può venire dalla Giudea e dalla Samaria; o fazioni anti e pro Netnayahu possono esplodere e rovinare la giornata; come parte degli Haredim, specie a Gerusalemme, spesso incontinenti contro lo stato ebraico che li vuole coscrivere. Hamas e Hezbollah ringhiano da lontano, ma le elezioni sono attraenti per bussare alla cronaca internazionale. E soprattutto l’Iran. Ieri il suo ministro degli esteri Aragchi era in riunione con alti membri della diplomazia pakistana, turca, saudita, il recente patto islamico trilaterale. Nel frattempo Trump, mentre ribadiva il sostegno a Netanyahu, rimandava chiaramente qualsiasi intervento in Iran, un avvertimento anche a Israele.

Intanto l’opinione pubblica qui veniva precipitata in una discussione in cui uno scoop del Canale 12, uno dei più anti Netanyahu, diceva che il capo di Stato maggiore Zamir aveva disapprovato sia la linea troppo dura del governo verso l’Iran coi voli sullo spazio aereo iracheno in esercitazione allusive sia i continui riferimenti del premier in campagna elettorale alla forza che Israele saprebbe usare se l’Iran attaccasse. Una situazione sul filo del rasoio potrebbe provocare un attacco a Israele proprio per le elezioni, e l’accusa a Netanyahu è di giocare col fuoco per vincere le elezioni. Né Bibi né Zamir confermano uno scontro. Ma gli antagonisti di Netanyahu, Eisenkot, Bennett e Golan ripetono l’accusa consueta per cui il premier usa il tema della sicurezza per motivi politici. Ma anche loro giocano così sul desiderio di superare la dura guerra di difesa cui Israele è costretta dal 7 ottobre.

È stato molto criticato un brutto video su X di Netanyahu in una bomba atomica colpisce Tel Aviv visto come prova della sua paura di perdere. Ma la tensione è ovunque: i sondaggi danno numeri vicini, quasi sessanta a sessanta fra i due blocchi antagonisti. Il significato è chiaro: nonostante lo scontro dei leader, il 68 per cento degli israeliani ebrei ritiene che il 7 ottobre sia elemento fondamentale nelle sue scelte; il 39% considera la sicurezza un fatto primario, il 38% vuole diminuire il costo della vita e il 27% che i religiosi siano coscritti. Gli arabi per il 53 per cento chiedono di battere il crimine nelle loro comunità e un miglioramento economico il 46%. L’antisemitismo e l’isolamento internazionale sono importanti per il 26 per cento: per ora il pericolo, il terrorismo, la guerra, sono fondamentali. E tutti i candidati, non solo Netanyahu, cercano qui voti. Un’eventuale vittoria di Eisenkot non è una strada per l’appeasement, l’assedio è reale e costringerà qualsiasi governo a cercare la pace solo tramite la deradicalizzazione del nemico, dopo averlo battuto. La lezione oggi è questa.

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