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Politica estera

Israele, Netanyahu avanti ma senza maggioranza: il rebus del nuovo governo e la scelta decisiva di Herzog

Con 53 seggi Netanyahu guida il blocco più forte, ma resta lontano dalla maggioranza. Eisenkot si ferma a 48, mentre i partiti arabi ne conquistano 19. Ora la scelta spetta al presidente Herzog

Le mosse di Herzog: "Ostaggi, nuova pausa. Hamas sarà distrutta, cambieremo la storia"

Chi indicherà il presidente israeliano Isaac Herzog come prossimo primo ministro e gli conferirà così l’incarico di formare il nuovo governo? Questa carica istituzionale ha un ruolo più che altro formale ma in questo caso deve affrontare una complicata valutazione e soppesare i vari elementi di una scelta centrale per il futuro politico del Paese.

Ormai lo scrutinio è quasi completato e la coalizione di Benjamin Netanyahu è in vantaggio rispetto al blocco di opposizione di Gadi Eisenkot sebbene nessuno abbia la maggioranza dei 61 seggi per governare.

Con l’89,8% delle schede scrutinate, il blocco guidato da Netanyahu si avviava a ottenere 53 seggi nella Knesset (composta da 120 membri), mentre il blocco guidato da Eisenkot, presidente del partito Yashar, ne avrebbe ottenuti 48. Entrambi gli schieramenti risultano dunque ben lontani dalla maggioranza di 61 seggi.

I due partiti a prevalenza araba si avviano a conquistare un numero record di 19 seggi complessivi, diventando così ago della bilancia, dopo che gli elettori arabi si sono recati alle urne in un numero mai visto prima nelle elezioni di martedì, sperando di estromettere Netanyahu e i suoi alleati di estrema destra dal potere. Il loro precedente massimo era stato di 15 seggi.

Il ribaltamento dei sondaggi e degli exit poll

Il quadro emerso mercoledì sera si è rivelato diverso da quello delineato dalla maggior parte dei sondaggi principali nelle settimane e nei mesi precedenti al voto. Quasi tutti davano in vantaggio il blocco di Eisenkot rispetto a quello di Netanyahu, sebbene in nessuno dei due casi emergesse una chiara prospettiva di formare una coalizione.

Si è trattato inoltre di un ribaltamento rispetto agli exit poll diffusi martedì sera dalle principali emittenti subito dopo la chiusura delle urne, alle 22, che indicavano il blocco di Eisenkot in vantaggio su quello di Netanyahu di due o tre seggi.

Chi formerà il nuovo governo israeliano?

Ma torniamo al rebus di chi potrebbe essere incaricato di formare il nuovo esecutivo. La figura destinata a guidare il Paese viene scelta solo dopo lo scrutinio totale dei voti e l’assegnazione dei seggi parlamentari in proporzione ai consensi ottenuti da ciascuna formazione. Dunque Herzog potrebbe scegliere il prossimo premier già nelle prossime ore o al più tardi nei prossimi giorni.

Come si procede a quel punto? Il presidente convoca i leader dei partiti per ascoltare le loro indicazioni su chi debba assumere l’incarico di primo ministro, prima di procedere alla nomina.

Tra chi sceglierà? Il presidente può optare per il leader del partito che ha ottenuto il maggior numero di voti, quindi Netanyahu con il suo Likud, ma ha anche la facoltà di scegliere un altro esponente, qualora quest’ultimo sembri più in grado di costruire una coalizione capace di ottenere la fiducia della Knesset.

Il Likud di Netanyahu sembra aver raccolto il maggior numero di consensi, il che porterà il leader a sostenere di essere lui la figura più indicata per l’incarico. Ma Herzog potrebbe tenere in conto anche che il voto sembra aver indicato la richiesta di un cambiamento da parte della maggioranza degli israeliani.

Tuttavia, anche se il presidente dovesse incaricare Eisenkot, ex capo di stato maggiore, il cui figlio è rimasto ucciso nella guerra a Gaza e che ha promesso di avviare un’inchiesta sull’attacco del 2023, non vi è alcuna garanzia che riesca a formare un governo.

Il blocco di opposizione dovrebbe allearsi con i partiti arabi. I leader di tale blocco non hanno dato il loro assenso a una simile alleanza, mentre Netanyahu lo ha di fatto escluso.

Nella storia di Israele c’è stato un caso inaspettato in cui il presidente ha indicato come primo ministro un leader che non aveva ottenuto la maggioranza dei voti. Siamo nel 2009, l’allora presidente Shimon Peres scelse proprio Netanyahu nonostante il suo partito di destra, il Likud, avesse ottenuto meno voti rispetto alla formazione centrista Kadima.

Ma questa volta lo stesso Bibi per ragioni opposte potrebbe essere favorito ancora nei giochi.

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